Suonala ancora, Slash!

5 Giugno 2013


Il sound che ha contraddistinto la sua lunga e fortunata carriera nel rock è caldissimo, fatto di riff solari e luminose cavalcate sonore. È il sound della California degli Anni Ottanta, esagerata al punto da risultare eccessiva: la terra dei Mötley Crüe, dell’hard-rock più sbarazzino e dell’hair metal. La terra dei suoi Guns N’Roses. Non molti sanno che in realtà Saul Hudson, in arte Slash, viene dalle brumose lande dello Staffordshire. Dove torna per un concerto imperdibile.

È il 24 luglio 2011 e il Victoria Hall di Stoke-on-Trent è gremito in ogni ordine di posto. Gli amici d’infanzia, i parenti e i fan della prima ora non possono perdere il grande ritorno a casa di un artista partito trentacinque anni prima come introverso ragazzino, ed oggi diventato una delle più amate icone del rock. Un live spettacolare, che infila uno dietro l’altro tutti i grandi successi firmati da Slash: in veste di chitarrista di Guns e Velvet Revolver, ma anche come solista.

Accompagnato dallo shout impressionante di Myles Kennedy – non a caso accostato dai rumors come cantante per futuri progetti a marchio Led Zeppelin – Slash propone al suo pubblico le leggendarie “Civil War”, “Sweet Child O’Mine” e “Paradise City”; ma anche la strepitosa “Promise”, scritta a quattro mani con la voce dei Soundgarden Chris Cornell e un inedito, inatteso e stupendo omaggio strumentale al genio del nostro Nino Rota.

Risultano ampiamente e brillantemente superati i recenti problemi di salute causati da una vita all’insegna degli eccessi: Slash è un vero e proprio leone, che si muove sul palco con impareggiabile sicurezza. Virtuosismi da pelle d’oca, assoli fulminanti e una carica adrenalinica senza pari per un concerto che omaggia la carriera straordinaria di uno tra i chitarristi migliori che il rock abbia mai conosciuto.

La curiosità – Un predestinato dello show-biz, Slash. Mamma Ola, stilista, ha firmato negli Anni Settanta il guardaroba di star del calibro di Ringo Starr, Iggy Pop e David Bowie, al quale è stata anche legata a livello sentimentale. Papà Tony, art-director di chiara fama, ha illustrato le cover di alcuni tra gli album più amati di Neil Young.