Tempeste elettriche nel radar dei Sonic Youth

6 febbraio 2013


Oltre il rock e il punk, verso le più estreme anarchie della musica. Degni eredi di quella rivoluzione culturale rappresentata dai Velvet Underground, capaci – al pari della band di Lou Reed – di tracciare una parabola che trascende la pura musica, diventando forma d’arte totale. Grezzi e distorti, ma al tempo stesso disperatamente magnetici e poetici. I Sonic Youth infiammano lo stage per una nuova puntata di From The Basement.

La band newyorchese è ideale head-liner per il rinnovato appuntamento con quel piccolo, intimo e meraviglioso festival privato ideato da Nigel Godrich: il produttore dei Radiohead porta i big della musica “in cantina”, ricreando in set decisamente non convenzionali l’atmosfera della più calda sala prove. Senza il confronto diretto con il pubblico, sostituito dall’occhio discreto delle telecamere, gli artisti esprimono il meglio di sé.

Una vera e propria antologia quella proposta dai Sonic Youth, trascinati dalla conturbante presenza scenica di Kim Gordon e dalle straordinarie invenzioni noise di Thurston Moore: la band spazia da “Hey Joni” e “The Sprawl”, inni tratti dall’album capolavoro “Daydream Nation”, fino ai recenti “Incinerate” e “Pink Steam”. Una cavalcata che parte dalla fine degli Anni Ottanta e arriva fino ai giorni nostri, tracciando per punti il percorso di un gruppo che ha fatto epoca.

Esaurita la furia dei Sonic Youth ecco, sul palco di From the basement, le sinuose melodie di José González: chitarra classica e voce nuda per il cantautore svedese, accostato dalla critica ai momenti più riflessivi di Bruce Springsteen. A chiudere il parterre la giovanissima Laura Marling: ha poco più di vent’anni la nuova promessa dell’indie britannico, magnifica poetessa folk di cui si sentirà parlare a lungo.