Terribile e geniale. Semplicemente Beethoven

20 Novembre 2012


Un estro creativo fuori dal comune, dotato della capacità di cambiare in modo radicale il modo di scrivere musica. Traghettandolo verso la modernità. I meriti artistici di Ludwig van Beethoven sono indiscussi; discutibile, invece, è la sua personalità complicata e tormentata. Apparentemente cinica, distaccata, viziata dalla difficoltà di vivere serenamente i rapporti con chi lo circonda. Una figura dai due volti, raccontati nell’Io e Beethoven firmato da Agnieszka Holland.

Il più celebre ritratto del compositore, dipinto da Stieler nel 1820, lo ritrae scarmigliato, lo sguardo acceso e accigliato. Ed è un Beethoven scontroso, burbero, eccessivo in un cinismo verbale ai limiti della maleducazione anche quello che emerge dal biopic che racconta i suoi ultimi anni di attività. Un periodo irripetibile dal punto di vista creativo, culminato con la scrittura della Nona Sinfonia; ma terribile: minato da una sordità sempre più invalidante.

Il plot è costruito attorno alla figura, creata ad hoc, di Anna Holtz: giovane ed invadente copista inviata a casa del maestro per aiutarlo nella stesura del suo ultimo capolavoro. La differenza di età, l’entusiasmo di Anna e la rassegnazione di Beethoven, il solco tracciato dalla malattia: tanti e tali i motivi di distanza da rendere inevitabile uno scontro vibrante, costante. Superato, un passo alla volta, grazie alla salvifica potenza della musica.

Un intensissimo Ed Harris presta il proprio volto ad un artista tormentato, distrutto nel fisico e nel morale da un handicap che pare crudele punizione divina, capace di colpire là nel punto più debole. Ma è proprio il percorso di accettazione della malattia, la capacità della giovane Anna di scuotere l’orgoglio dello stanco maestro a segnare la riscossa, romantica al pari della sua musica, di un Beethoven immortale.