Tesori di seta dall’India misteriosa

21 Agosto 2013


Una tradizione antica, la cui origine si perde nella notte dei tempi. Una pratica certosina, fatta di incredibile manualità, pazienza quasi zen e assoluta precisione; simbolo tra i più alti della cultura di un popolo affascinante e misterioso. Arte e artigianato si incontrano in una sintesi sublime nella scuola tessile del Gujarat, terra da scoprire grazie a I tesori nascosti dell’India, lo straordinario documentario condotto da Griff Rhys Jones.

Un viaggio, il suo, che parte sorprendentemente nella più placida campagna inglese. Ricchissima la collezione della famiglia Wright, che conta su tappeti e drappi secolari, tutti realizzati nei dintorni della città di Ahmedabad. Capitale riconosciuta della regione più fertile, tra quelle del subcontinente indiano, quando si tratta di tradizione nel settore tessile; una metropoli da sogno, dove il passato si intreccia, è il caso di dire, con il futuro.

Temi sacri e profani, scene mitologiche che accompagnano da sempre la casta Vaghri, l’unica deputata a tradurre in forma visuale un pantheon complesso, che vede sommare oltre sessanta divinità. Nei piccoli laboratori artigiani la vita scorre immutabile, scandita dal ritmo di gesti antichi, sedimentati nel corso del tempo; passati di generazione in generazione, preziosa eredità della più eccezionale cultura del fare.

Un fortissimo simbolo di identità: è lo stesso Gandhi, originario proprio del Gujarat, a intuire che attraverso l’arte della tessitura l’India può trovare un linguaggio comune a tutte le genti, le etnie, le confessioni religiose che la animano e la colorano. Un’idea di grande profondità, un’intuizione che sa caricare l’arte di un altissimo valore simbolico. Contro le ingerenze dell’Occidente, in difesa di un sapere che è immagine fedele di una terra dal fascino unico.

La curiosità – Una città antica ma proiettata al futuro Ahmedabad, con i suoi tre milioni e mezzo di abitanti tra le più grandi metropoli indiane. Nel quartiere sorto nel Novecento a ridosso della sponda occidentale del fiume Sabarmati anche complessi residenziali firmati da architetti occidentali: Louis Khan e, soprattutto, LeCorbusier.