Texas. Tra artisti e cowboy

5 Agosto 2013


Quaranta giorni di tempo. Un viaggio coast to coast  da un capo all’altro degli Stati Uniti. Un solo dollaro in tasca. Ma tela e pennelli, carta e matita. Genio ed estro creativo sono le variabili che determinano il vincitore di Art Race, folle corsa on the road  che vede sfidarsi due giovani artisti. Ben Sargent, partito da Los Angeles alla volta di New York e Kenny Harris, in marcia su un percorso opposto e contrario.

Mangiare, dormire, muoversi. Ogni possibilità di spesa è demandata alla capacità dei due artisti di vendere le proprie opere: una sfida contro se stessi, una frenetica maratona che vede sfilare sullo sfondo luoghi più e meno famosi, tra musei di grido e piccole località di provincia. E che vive di incontri incredibili ed altri un po’ assurdi, nel comporsi di un mosaico di umanità che è ritratto affascinante dell’America più genuina e profonda.

Automobilisti generosi quelli che Kenny incontra sulla propria strada: dalla Grande Mela ad Hermann, Missouri, ci sono oltre mille chilometri. Percorsi in autostop, cedendo disegni e piccole opere in cambio di uno strappo. Dalle luci della metropoli fino al placido e sonnacchioso Midwest, dove capita di trovare una piccola ma brillante galleria d’arte: affollata di giovani viandanti, fugaci e affascinanti apparizioni con cui condividere racconti e suggestioni.

Ben è sperduto nei più torridi anfratti del Texas. L’ospitalità di una radio locale fa scattare la gara di solidarietà: chi si offre per dare un passaggio al giovane artista? Il viaggio riparte tra Alpine, Marathon e Marfa, minuscoli punti su una carta geografica, lontano da tutto e da tutti. Eppure sensibili e curiosi quando si tratta di offrire un aiuto a quell’eccentrico straniero venuto dalla costa ovest. Moderno cowboy al galoppo sui sentieri dell’arte.

La curiosità – Duemila abitanti a un passo dal confine messicano, nel riarso deserto di Chihuahua. E un centro di arte contemporanea di livello internazionale. Il caso ha voluto che Donald Judd, tra i più grandi nomi del minimalismo, si sia imbattuto in Marfa all’inizio degli Anni Settanta, mentre era in cerca di uno spazio – lontano da New York – nel quale trovare la giusta concentrazione per il proprio lavoro. Il legame tra l’artista e la cittadina ha portato alla nascita di una collezione permanente con opere di Claes Oldenburg, Dan Flavin e Richard Long