The Spiral: quando il gioco si fa duro

8 Luglio 2013


Il gioco sfugge di mano a chi pensava di detenerne le regole. E così il mistero si infittisce, la trama si ingarbuglia in un crescendo di tensione. E in una escalation criminale che lascia dietro di sé una terribile scia di sangue. Entra nel vivo The Spiral, l’unica serie thriller interamente giocata nel mondo dell’arte, esperimento interattivo che nella sua prima messa in onda – nei Paesi del Nord Europa – è stato accompagnato da un gioco di ruolo di portata globale.

Un artista concettuale irriverente e fuori dagli schemi, noto come Arturo, autore di performance che sfidano l’ordine pubblico e mettono in crisi il codice valoriale su cui si fonda il comune senso della giustizia. Il furto di sei capolavori, in altrettanti musei, con le opere che vengono spedite in forma anonima attraverso il tradizionale sistema postale: una caccia al tesoro, un gioco incredibile che punta a smontare le sicurezze del sistema.

La fiction si confonde con la realtà grazie alla rete, con i social network che – in occasione della prima – hanno replicato insieme alla comunità virtuale i passaggi del serial. Una pioggia di indizi e false piste, intrigante corsa contro il tempo per radunare la refurtiva ed evitarne la definitiva dispersione. L’Europol si getta sulle tracce di Arturo, ma la giustizia non è l’unica a cercare di mettere le mani su di lui. Anzi…

Non ha scrupoli Blochin, il temibile sicario che scandaglia ogni traccia pur di rintracciare i complici di Arturo e riuscire a recuperare la refurtiva. A mali estremi, estremi rimedi: la violenza prende il sopravvento, trasformando il gioco in una pericolosa e fatale roulette russa. Anche perché all’orizzonte si profila la possibilità che le tele vengano copiate, moltiplicando quindi le piste da seguire. E intricando ulteriormente una faccenda già esplosiva.

La curiosità – Fantasia e realtà si confondono in The Spiral . Una delle performance di Arturo prevede una pioggia di banconote del valore di duecento euro, con ogni pezzo che – solo per il fatto di essere parte di un’opera d’arte – aumenta così il proprio valore. Una piccola speculazione, che ricorda quella che – era il 2009 – l’artista Gianni Motti portò al Centre d’Art la Synagogue de Delme, in Francia. Ottenuto un assegno da 5mila dollari per compiere la propria performance lo fece cambiare in banconote da un dollaro, esposte nel museo: al momento di smantellare il lavoro il cambio favorevole con l’euro ha creato una plusvalenza di millequattrocento dollari.