Theresienstadt, cortocircuito della Storia

10 aprile 2014



Molti sono stati sorpresi dalla burrasca, travolti dalle onde e trascinati sul fondo dell’abisso. Altri hanno lottato strenuamente, restando aggrappati a una speranza spesso vana e illusoria, a volte invece salvifica. C’è poi chi è riuscito a galleggiare aggrappato al proprio imperturbabile cinismo: leggendo le situazioni in modo analitico, nella sospensione del senso del lecito. Nascondendosi nei coni d’ombra della Storia.

Come Benjamin Murmelstein, semisconosciuto rabbino viennese deportato come tanti nel lager di Theresienstadt. Dove ottiene, viatico di salvezza e dannazione, il compito di amministrare la quotidianità dei deportati: diventando punto di riferimento per la folle illusione di quotidianità perpetrata dai nazisti, che in quel campo di concentramento arrivano a replicare una grottesca e infernale parodia di città ideale. Con ritmi e dinamiche che simulano la normalità nell’orrore.

Da che parte sta Murmelstein? Approfitta della propria posizione privilegiata per alleviare le sofferenze degli altri internati oppure si piega supinamente alle richieste di Adolf Eichmann, lo spietato architetto della Soluzione Finale? È un collaborazionista, lupo travestito da agnello, o solamente l’ennesima vittima del terrificante corso degli eventi? Domande terribili, dirette. Poste allo stesso rabbino nel corso di una drammatica intervista.

Quella registrata a Roma, nel 1975, da Claude Lanzmann. Il regista francese autore di Shoah , opera fondamentale per la narrazione del dramma dell’Olocausto, racconta i retroscena di quell’incontro in L’ultimo degli ingiusti, docufilm che muove i propri passi dalla terribile contingenza della persecuzione degli ebrei per spingersi verso considerazioni universali sulla natura dell’uomo. Una riflessione introdotta dall’intervista esclusiva che lo stesso Lanzmann ha rilasciato, in occasione della sua ultima visita a Roma, a Francesco Castelnuovo.

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[nella foto: Claude Lanzmann]

La curiosità – Un eroe della Resistenza Claude Lanzmann, che ancora adolescente diventa coordinatore delle cellule partigiane attive al liceo Pascal di Clermont-Ferrand. L’ironia della sorte lo porterà negli Anni Cinquanta, tra i suoi primi lavori, ad essere docente all’Università di Berlino.