Toulouse-Lautrec. Genio incompreso

5 novembre 2014


La sua vita è stata un ottovolante costellato di drammatici saliscendi: dalle vette più sublimi dell’arte ai ciechi abissi dell’autodistruzione; un costante valzer di contrasti, condotto nella dicotomia tra le sue nobili origini e la fascinazione per la Parigi delle bettole e dei bordelli, nella capacità di dominare sia il registro di una pittura riservata a un pubblico d’élite sia quello di una comunicazione visuale schiettamente e fortemente popolare.

Un genio a trecentosessanta gradi Henri Toulouse-Lautrec, icona del maudit per antonomasia, raccontato su Sky Arte HD dallo stile unico e inconfondibile di Waldemar Januszczak, il critico d’arte e giornalista della BBC che abbiamo imparato a conoscere come uno tra i più efficaci divulgatori della parabola dell’Impressionismo. E che ci propone, nel caso di Toulouse-Lautrec, un taglio narrativo di grande originalità.

Senza conoscere a fondo la biografia del pittore, senza entrare con lui nei café chantant della Ville Lumière, non si può infatti assimilare in modo chiaro e completo come la sua esperienza di artista cammini in parallelo con la nascita di un nuovo modo di comunicare per immagini. Le sue locandine per gli spettacoli del Moulin Rouge, le sue trovate da pubblicitario ante litteram, segnano infatti l’esordio sulla scena di un tipo di creatività nuova, che anticipa la figura del graphic designer.

Una biografia scritta attraverso la potenza di opere senza tempo, che non evita di affrontare le pagine più difficili di un’esistenza tormentata: segnata dal tentativo disperato di sublimare nell’alcool e nel sesso il dolore per una disabilità fisica fortemente invalidante. Ma che lo fa senza pruderie , con una estrema e rispettosa delicatezza; lasciando che ad emergere non siano le debolezze dell’uomo, ma il talento dell’artista.

La curiosità – Lunga la militanza di Henri Toulouse-Lautrec sulle copertine di Le Rire , rivista di satira con la quale amava collaborare. E che tra i tanti illustratori accolse anche un certo Juan Gris, poi divenuto nome di punta della rivoluzione cubista.


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