Tutti artisti (o quasi!) con Bonami e Cattelan

7 Novembre 2013


Si fa presto a dirsi artista! Poi però si tratta di passare dalle parole ai fatti. E qui la faccenda, in modo forse inaspettato, si complica terribilmente. Provare per credere: è Alessandro Cattelan a misurarsi con Potevo farlo anch’io, la serie che svela con estrema ironia le imprevedibili complessità del contemporaneo. Cosa ci vuole a replicare un taglio di Lucio Fontana? Apparentemente poco. In realtà moltissimo.

Guidato da Francesco Bonami, curatore e critico d’arte tra i più anticonvenzionali oggi sulla scena, Cattelan si misura con i protagonisti del presente. Visitando collezioni di pregio assoluto, incontrando opere e artisti tra i più rappresentativi dei giorni nostri. Dal Museo del Novecento di Milano alla Collezione Guggenheim, passando per la Fondazione Pinault; tra una chiacchierata con Francesco Vezzoli e una performance in stile Marina Abramovic.

Lo sguardo di Cattelan è quello dell’uomo della strada. Curioso, certo, ma anche diffidente nei confronti di linguaggi espressivi a volte ostici, non sempre immediatamente comprensibili. Le provocazioni di Bonami, compagno di viaggio divertito e irriverente, sanno forzare le più facili prevenzioni: l’arte contemporanea viene restituita alla sua dimensione più alta. Non tutti possono essere artisti; chiunque può però avvicinarsi e capire.

Il catalogo delle opere incontrate nel corso della serie, proposta senza soluzione di continuità nel corso di una intrigante maratona, è decisamente importante. Le videoinstallazioni di Bill Viola illuminano gli spettacolari saloni di Villa Panza, mentre le interazioni digitali di Carsten Nicolai prendono possesso dell’Hangar Bicocca, dove spicca leggiadra e sognante la grande bolla plastica di Tomàs Saraceno.

La curiosità – Potevo farlo anch’io? In effetti lui l’ha fatto! Francesco Bonami, curatore della Biennale nel 2003 e tra i critici italiani più affermati al mondo, ha mosso i primi passi nel mondo dell’arte in veste di pittore. Diverse le sue personali negli Anni Ottanta, prima della scelta di appendere il pennello al chiodo.