Un francese a Roma: il ‘600 di Poussin

13 Novembre 2012


Francese per nascita, italiano per scelta. Maestro per definizione. La vita nascosta dei capolavori indaga l’opera di Nicolas Poussin, tra i più grandi pittori del ‘600: per secoli un autentico faro, capace di illuminare con la luce della sua arte generazioni di pittori, affascinati da un modo unico di affrontare la classicità. Da Ingres a David: la lista dei debitori di Poussin è lunga, e fatta di nomi che hanno segnato la storia dell’arte di tutti i tempi.

Le telecamere di Sky Arte HD entrano nel mondo di Poussin in modo profondo, scavando nel catalogo di un predestinato dell’arte. Talento innato il suo, mai addomesticato in alcuna accademia: Poussin fu considerato, in vita, un autodidatta, perché formatosi frequentando le botteghe e gli studi di altri artisti. Una sete di arte che lo aveva portato ad abbandonare, giovanissimo, la casa di un padre contrario alla sua scelta di diventare pittore.

Scelta invece vincente. Come dimostra la protezione concessa dal cardinale Barberini, che nel 1624 lo vuole a Roma: all’ombra del Cupolone Poussin assume sempre maggiore autorevolezza, completando le proprie conoscenze nel campo dell’ottica e della geometria, studiando e traducendo su tela complesse e perfette soluzioni prospettiche. Perla Basilicadi San Pietro firma “Il martirio di Sant’Erasmo”: un capolavoro oggi alla Pinacoteca Vaticana.

I successi mietuti a Roma valgono a Poussin un trionfale ritorno in patria, alla corte di Luigi XIII, che gli chiede di dare la propria impronta alle decorazioni della nuova ala del complesso del Louvre. Ma la vita di corte non si addice ad un carattere schivo e morigerato come quello di Poussin, che soffre le maldicenze e i pettegolezzi parigini: tornerà a Roma, patria d’elezione, non senza aver lasciato un marchio indelebile nell’arte francese del suo tempo.