Un virtuoso a Vienna

22 Agosto 2013


È stato paragonato ad Arthur Rubinstein, Svjatoslav Richter e Vladimir Sofronickij. In pratica ai mostri sacri del pianoforte, figure che hanno dettato la linea e segnato in modo indelebile la classica contemporanea. Arcadi Volodos è solista di assoluto spessore, protagonista nei teatri e nei festival più importanti al mondo; interprete di raffinatissima sensibilità, virtuoso dotato di una originalità d’esecuzione che non conosce eguali.

La cornice è quella della storica Sala d’Oro della Musikverein di Vienna, uno tra i palcoscenici più eleganti e prestigiosi d’Europa. In scaletta i piccoli gioielli tardo-romantici di Aleksandr Skrjabin, magiche composizione che si ispirano a Chopin ma che risultano venate dalla vicinanza del loro autore alle più fascinose teorie del misticismo orientale. Musica trascendentale, filosofica, che tende al sublime.

Una ideale introduzione a tre frammenti delle Waldszenen  di Robert Schumann, quelle “scene della foresta” con cui il compositore tedesco ha raccontato in musica suggestioni e immagini legate al mondo della natura. Nei suoi Valses nobles et sentimentales  Maurice Ravel omaggia invece Franz Schubert, basandosi su classicissimi valzer viennesi da stravolgere e rivisitare, portando la tradizione verso la modernità.

Considerato l’erede spirituale del grandissimo Vladimir Horowitz, Arcadi Volodos è pianista che sa andare oltre la pura e semplice esecuzione. Epocali i suoi arrangiamenti di alcune tra le più impegnative e affascinanti pagine di Mozart e Rachmaninov; leggendarie le sue interpretazioni della Carmen  di Bizet, nella trascrizione dello stesso Horowitz, e delle Danze ungheresi  di Franz Liszt.

La curiosità – Un bambino prodigio? Non proprio! Figlio di due cantanti, Arkadi Volodos sceglie come strumento di riferimento… proprio la voce. Si avvicina al pianoforte a 8 anni, ma sceglie di studiarlo con continuità solo con l’adolescenza, quando al conservatorio di San Pietroburgo entra nella classe del maestro Leonid Sintsev.