Una laguna tra i patrimoni dell’umanità

6 Luglio 2015

Venezia, Piazza San Marco

Cosa rende Venezia una città unica al mondo? Il fatto che sorga sull’acqua, così che ancora adesso ha imbarcazioni al posto di automobili e biciclette. Sicuramente, le origini storiche del capoluogo veneto hanno posto le basi per lo sviluppo di un paesaggio urbano difficilmente imitabile. Ma è proprio questo “assetto fluido”, questa confidenza con l’elemento dell’acqua ad aver segnato la storia successiva di Venezia. Che è stata crocevia di culture e commerci, a metà strada tra Oriente e Occidente molto prima che le comunicazioni – reali o virtuali – rendessero il mondo un “villaggio globale”. La capacità di accogliere e far propri spunti culturali così distanti, nel tempo o nello spazio, è quello che rende Venezia un capolavoro a cielo aperto. A tal punto, da portare l’UNESCO a inserire l’intera città nella lista dei Patrimoni dell’Umanità.

Grazie a una nuova puntata di Sette Meraviglie, in prima visione questo martedì, di Venezia scopriremo in particolare una “storia nella Storia”. Perché le origini della Basilica di San Marco, ora cattedrale della città lagunare, risalgono quasi alla fondazione di Venezia stessa; di certo, ampliamenti e ricostruzioni ne testimoniano lo sviluppo e la gloria, nei secoli di maggior splendore.

La primissima chiesa di San Marco risale infatti all’832, ma già prima dell’anno Mille era stata nuovamente edificata. È questa costruzione – voluta da Pietro I Orseolo – a dettare l’impianto generale dell’attuale basilica, che in realtà risale al 1063 e si deve all’iniziativa del doge Domenico Contarini. Già alla fine del XII secolo, San Marco vantava una decorazione a mosaici dorati quasi completa, che annullava gli spazi interni a favore di uno spazio sospeso, fatto di luce e giochi cromatici sbalorditivi.

Ma i veneziani continuano nel tempo ad arricchire la loro basilica di colonne e marmi, fregi e sculture che i mercanti portano dall’Oriente. Succede così che la famosa quadriga di cavalli in bronzo, posta sopra il portale centrale, sia in realtà un’opera sottratta all’Ippodromo di Costantinopoli.
Allo stesso modo, la scultura angolare in porfido rosso che rappresenta i cosiddetti Tetrarchi – i due cesari e i due augusti, uno per ognuna delle parti in cui l’impero romano era suddiviso dopo la riforma dell’imperatore Diocleziano – diviene “veneziana” nel 1204, pur essendo stata realizzata a Costantinopoli circa mille anni prima. Venezia è talmente permeabile agli influssi culturali di cui mercanti e crociati sono portatori, da elaborare persino una leggenda per integrare questo nuovo elemento nella grandiosa costruzione della basilica. Si narra infatti che la scultura rappresenti piuttosto quattro ladroni, sorpresi dal Santo a rubare nel luogo a Lui dedicato, che per punizione vengono pietrificati e quindi murati… proprio all’angolo del Tesoro che avevano cercato di saccheggiare.

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