Uno scherzo che fa… morire dal ridere!

8 Luglio 2013


C’è la fanfara e ci sono le majorette. Ci sono le corone di fiori, il carro funebre, l’immancabile folla di curiosi. Peccato che nessuno pianga, anzi. È un funerale tutto da ridere quello che il regista Federico Micali riprende in quel di Firenze, nella storica piazza Santo Spirito. Una cerimonia per finta, ultimo irriverente scherzo del maestro indiscusso della commedia italiana. Mario Monicelli, divertito ed entusiasta protagonista de L’ultima zingarata.

L’assist arriva dalle battute finali di Amici miei , tra i capolavori più amati di Monicelli, con il personaggio interpretato da Gastone Moschin a sognare per l’amico Giorgio Perozzi, lo straordinario Philippe Noiret, esequie da re; orgogliosa rivalsa nei confronti dell’indifferenza dei parenti. A trentacinque anni dall’ultimo ciak si torna in scena: e quel funerale, complici gli stessi Moschin e Monicelli, ha finalmente luogo. Così come era stato immaginato.

Il corto di Micali introduce al meglio una irresistibile Serata Monicelli, appuntamento interamente dedicato al compianto regista romano. Si parte proprio da Amici miei , con il documentario che ripercorre grazie alla testimonianza dei protagonisti la genesi di uno tra i film simbolo del cinema italiano. Icone della commedia del calibro di Milena Vukotic evocano la folle ed esilarante atmosfera del set; fan d’eccezione, come il ct della Nazionale Cesare Prandelli, esprimono il segno che il capolavoro ha lasciato nel costume contemporaneo.

Ironica al limite del cinismo, esagerata fino a risultare grottesca. È l’Italia delle macchiette e delle piccole grandi follie, l’Italia dell’arte di arrangiarsi. L’Italia di Mario Monicelli, che si racconta in Una storia da ridere, lunga e intensa intervista rilasciata nel 2008 a Roberto Salinas. Il cinema viene assunto a immagine più fedele dello spirito di un popolo: nei vari Brancaleone e Capannelle riconosciamo vizi e virtù dell’uomo della strada, ritratti sublimi di personaggi che assomigliano ad ognuno di noi.

La curiosità – Genuinamente, fortemente e inequivocabilmente italiano il cinema di Mario Monicelli. Ma non per questo incapace di affascinare anche Hollywood: sei le nomination all’Oscar raccolte dal maestro durante la sua lunga e fortunata carriera. Nessuna statuetta, ma l’onore di ispirare remake di successo: I soliti ignoti  ispira nel 1984 il Crackers  di Louis Malle, con Donald Sutherland e Sean Penn; ma anche, nel 2002, Welcome to Collinwood . Film che vede George Clooney vestire i panni che, nell’originale, furono di Totò.