Un Van Gogh contadino. A Milano

3 dicembre 2014


Una natura matrigna, impassibile e terribile nel lanciare il suo sguardo algido e lontano su quanti si affannano al suo cospetto, la schiena piegata sui campi acquitrinosi e grigi del profondo Nord. Metafora di una condizione esistenziale di incomprimibile dolore, esorcizzato – quasi espiato, come se si trattasse di una colpa originaria – nel lavoro quotidiano: è un Van Gogh titanico quello che approda nelle sale di Palazzo Reale per una mostra epocale.

Le telecamere di Sky Arte HD raccontano L’uomo e la terra , evento che vale come affascinante apripista agli eventi d’arte che dal prossimo mese di maggio coinvolgeranno Milano in qualità di città dell’Expo. È proprio in aderenza al tema dell’esposizione universale, dedicata al cibo come fattore economico, sociale e culturale che Milano sceglie di concentrarsi sull’attività del grande pittore olandese maggiormente orientata al rapporto con l’ambiente naturale.

Minimale ma al tempo stesso spettacolare l’allestimento disegnato dall’archistar Tadao Ando, che sfrutta i toni bruni delle terre e la sensazione tattile di pavimenti ricoperte di stuoie; che tratta le pareti del Palazzo con superfici ondulate, a richiamare le pennellate morbide con cui Van Gogh simula la mano vigorosa del vento sui suoi celeberrimi campi di grano. In una visione quasi animista, che scova nella furia degli elementi i segni di un disperato dialogo tra l’uomo e il divino.

Entriamo insieme nella buia stanza de I mangiatori di patate  e incontriamo vecchie contadine con il volto sferzato dalla fatica; passiamo dalle ingenerose paludi del Brabante alle lussureggianti terre del Midì, con il sole della Provenza a disegnare riverberi vitali su alberi e campi. Seguendo la traccia lasciata da uno tra gli artisti più enigmatici e inafferrabili della modernità, dolente anticipatore delle dolorose inquietudini dell’uomo di oggi.

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La curiosità – E se Van Gogh ci avesse visto… storto? Un gruppo di ricercatori ha rintracciato motivazioni cliniche nei profili ondulati di alcuni dipinti dell’ultimo periodo del pittore: l’artista avrebbe sofferto di maculopatia da stress, malattia che produce in persone ansiogene – e Van Gogh lo era, eccome! – bolle liquide in prossimità della retina, falsando la corretta visione delle linee rette.


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