Il Vangelo secondo Virgilio Sieni

29 Ottobre 2014


Il titolo non deve trarre in inganno. Perché in questo caso non abbiamo a che fare con la malinconica leggerezza di Federico Fellini, né con la sua Roma intorpidita dall’aura vagamente maudit tessutale addosso dalla società dello spettacolo. Anche qui abbiamo a che fare con una La Dolce vita, è vero: ma la dolcezza in questione è puramente spirituale. Perché non parliamo di un’esistenza come tutte le altre. Ma di quella di Cristo.

Progetto intenso e ambizioso quello con cui Virgilio Sieni, il coreografo italiano più noto e apprezzato al mondo, torna ad esibirsi nel contesto del Romaeuropa Festival. Le telecamere di Sky Arte HD seguono la prima assoluta, al Teatro Argentina, del suo ultimo spettacolo: una poetica riflessione in forma di danza sull’esperienza che più di ogni altra ha segnato la cultura e la società occidentali; interpretazione di uno tra i più profondi e insondabili misteri dell’umanità.

Cinque gli episodi chiave della vita di Gesù scelti da Sieni, per quella che assume i toni di una sacra rappresentazione in chiave squisitamente contemporanea: con momenti di eccezionale delicatezza emotiva e passaggi dalla crudezza quasi palpabile, muscolare. Una narrazione che elude gli aspetti dogmatici e trasfigura il sacro in allegoria dell’umano, individuando momenti che parlano un linguaggio universale.

Non è la prima volta che Virgilio Sieni sceglie di confrontarsi con una pietra miliare della cultura mondiale: pensiamo solo alle pièce ispirate ai testi di Aristotele o Lucrezio; ma anche – in chiave più prosaica – alla sua riflessione sulla figura di Claue Lévi-Strauss. Con Dolce Vita  l’artista alza l’asticella, imponendosi un lavoro di introspezione va alla ricerca del carattere più genuino dell’uomo. Della sua divina unicità.

La curiosità – Non è la prima volta che Virgilio Sieni si misura con il tema del sacro. Sempre nel 2014, in occasione della Biennale Danza, ha debuttato a Venezia con Il Vangelo secondo Matteo, spettacolo a dir poco monumentale: con ventisette quadri coreografici a coinvolgere sul palco oltre centosessanta persone.