Velocità e lentezza, estremi dell’arte

20 marzo 2013


L’arte è in continuo movimento, riflessione quasi scontata. Ma l’arte può essere movimento? Con quale velocità scorre attraverso la Storia? È interamente dedicata all’azione – o alla sua negazione – l’ultima puntata di Potevo farlo anch’io, la serie con cui Sky Arte HD si addentra nei temi del contemporaneo. Con Alessandro Cattelan, curioso agente provocatore, a puntare il dito contro opere apparentemente banali; e Francesco Bonami a svelare la profondità della semplicità.

Una giornata lungola Milano– Laghi: si parte dalle sale del Museo del ‘900, nell’incontro con le straordinarie evoluzioni pittoriche e scultoree del Futurismo, movimento che ha dato matura forma estetica al concetto di velocità; si passa poi alla splendida cornice di Villa Panza, nobile dimora adagiata sul Lago Maggiore. Nei video di Bill Viola l’elogio della lentezza, raffinata riflessione sul tempo e sulla gestualità.

E poi di nuovo a Milano, nelle meravigliose sale dell’Hangar Bicocca: monumentale l’installazione permanente con cui Anselm Kiefer esorcizza il dolore dell’olocausto; folgorante il muro luminoso realizzato da Carsten Nicolai, opera ultra-tecnologica che mette in dialogo suono e immagine. Ma il protagonista assoluto è Tomás Saraceno, autore della celebre bolla sospesa in plastica: un’opera interattiva, con il pubblico – Cattelan in testa – chiamato a toccare, giocare e … muoversi!

Dall’esaltazione del moto fino al suo punto zero: la più totale fissità. Quella raggiunta dall’ultima performance di Marina Abramovic, poetessa del linguaggio del corpo: Cattelan e Bonami provano a riprodurre l’esperienza con cui l’artista serba ha incantato il MoMA di New York. Si fronteggiano due sedie, artista e spettatore si fissano negli occhi per un tempo potenzialmente infinito. Sembra un gioco, una gara a chi resiste di più senza muoversi o parlare. È in realtà un tuffo dentro se stessi.