La verità? Ha le gambe lunghe!

19 giugno 2014


È vero solo ciò che è effettivamente tale oppure anche quanto siamo disposti a credere reale? Dove si colloca il confine tra la sfera dell’immaginazione e quella dell’esperienza, del vissuto? È possibile camminare sul filo che separa i due mondi, costruendo da sé le proprie inconfutabili verità? Gioca su un’eterna dicotomia il titolo che questa settimana ci porta nell’atmosfera del Biografilm Festival , la rassegna che da vent’anni Bologna dedica al cinema raccontato in prima persona.

Operazione coraggiosissima quella che la giovane regista canadese Sarah Polley compie con il suo Stories We Tell, presentato in Italia nel corso dell’edizione 2013 del festival e oggi finalmente su Sky Arte HD; per un esperimento narrativo senza precedenti, che mescola il registro della fiction a quello del documentario, creando cortocircuiti impensabili. La trama? Né più né meno che la vita di Sarah. Con tutti i suoi piccoli e grandi alti e bassi, i suoi tormenti e le sue felicità.

In scena va allora una tenera saga familiare, con l’effetto straniante dato dalla partecipazione di attori a interpretare le parti dei parenti e della stessa cineasta. Una scelta precisa, quella di collocarsi fisicamente fuori dal set, che si traduce in uno sguardo sorprendentemente laterale; quasi uno sdoppiamento di personalità. In certi accenti persino drammatico, soprattutto nel momento in cui emerge, dal profondo passato, una inquietante verità.

Una vita legata a doppio filo al mondo del cinema quella di Sarah Polley. Quasi una predestinata, che comincia a calcare i set fin da bambina: non ha ancora dieci anni quando ottiene una parte ne Il barone di Munchausen  di Terry Gilliam, dando prova di una duttilità come attrice che la porterà a lavorare con registi del calibro di Wim Wenders, Atom Egoyan, Michael Winterbottom, David Cronenberg e Kathryn Bigelow.

La curiosità – Il primo film diretto da Sarah Polley è stato… da Nobel! Con Away from Her  ha infatti tradotto per il grande schermo, nel 2006, un racconto contenuto nel libro Nemico, amico, amante…  della sudafricana Alice Munro. Premio Nobel per la letteratura nel 2013.