Vertiginosi dialoghi con l’ambiente

7 gennaio 2013


Non è mai semplice intervenire in modo tanto massiccio all’interno di un tessuto urbano dalla forte carica identitaria. Non lo è nemmeno nel Nuovo Mondo, e nemmeno nel … Nuovissimo; in città tanto recenti da sembrare vere e proprie tele bianche. Dove potersi permettere sperimentazioni ardite, senza nessun riguardo per le preesistenze. Un nuovo appuntamento con Verical City dimostra che non è così.

Un viaggio attorno al mondo quello di Keith Keaveney, che entra nel cuore di alcuni tra i palazzi più alti mai realizzati: svelandone pregi estetici e dettagli costruttivi, con uno sguardo che è insieme quello dell’architetto e quello dell’ingegnere. Partendo, questa settimana, dall’assolata Surfer’s Paradise, tra le località turistiche più apprezzate della costa orientale dell’Australia. Un vero e proprio paradiso, dominato dalla Q1 Tower.

Una lunga striscia di sabbia bianchissima, le onde dell’oceano, un clima favorevole lungo tutto l’anno: Surfer’s Paradise è, a partire dagli Anni Cinquanta, città che vive di turismo. E che, con il turismo, cresce: nel non sempre facile rapporto tra un ambiente naturale fragile e magnifico, e il proliferare di casinò, parchi divertimenti e grandi hotel. Con i suoi 78 piani l’imponente Q1Tower rappresenta un ideale monumento a questa non semplice necessità di dialogo.

Riflessioni profonde anche quelle che, dall’altra parte del globo, coinvolgono il Cira Center di Philadelphia, recentemente realizzato dallo studio Cesar Pelli. Intervento dall’avveniristica contemporaneità, che va a modificare un’area tra le più difficili in una delle più antiche città degli Stati Uniti d’America. Un progetto affascinante, che offre nuove soluzioni agli attuali interrogativi sull’evoluzione del tessuto urbano.