Vienna, gli anni della Secessione

21 Gennaio 2014


Sgretolare la granitica società asburgica minando alle fondamenta i suoi presupposti culturali. Nel rifiuto dello storicismo e nell’adesione, morale e formale, ad un nuovo spirito creativo: eccentrico ed estroverso, dinamico e sconvolgente. La Vienna fin de siécle  si confronta con la dirompente forza esplosiva di nuove energie intellettuali: sono gli anni della Secessione, parentesi rivoluzionaria che chiude il viaggio nell’Europa dell’Art Noveau di Sex and Sensibility.

Ultimo appuntamento per la serie condotta dal giornalista della BBC Stephen Smith, in viaggio alla scoperta delle firme e dei capolavori che hanno reso unica la stagione del Liberty. Dopo aver visitato la Parigi dei café chantant  immortalati da Mucha ed essersi confrontato con le suggestioni neogotiche della Gran Bretagna, eccolo alle prese con la dorata Vienna imperiale di fine Ottocento. Una città straordinaria, colta nell’attimo del suo massimo splendore.

Impossibile affrontare questa stagione senza partire dal suo ideale filosofo. Un autentico sciamano Gustav Klimt, tanto eccentrico nella vita privata quanto magnetico nella sua capacità di coinvolgere e motivare gli artisti di nuova generazione: è al cospetto del suo monumentale Fregio di Beethoven  che parte l’eccezionale viaggio in una atmosfera di profondo rinnovamento concettuale e stilistico. Nei più diversi ambiti dell’arte.

Si passa così dalle illustrazioni di Emil Orlík all’estro di Kolo Moser, vero e proprio designer ante litteram ; per arrivare alle architetture di Josef Hoffmann e alle pitture di Carl Moll e Maximilian Kurzweil. Chiudendo, inevitabilmente, con la drammatica esperienza di vita di Egon Schiele: l’enfant prodige erede spirituale di Klimt, figura densa di pathos che incarna nella sua tragica parabola la fine di una stagione artistica dal fascino inimitabile.

La curiosità – Sul grande schermo Egon Schiele ha il volto di Nikolai Kinski, figlio del celeberrimo Klaus. L’attore veste i panni dell’artista nel biopic Klimt , presentato al Festival di Berlino del 2006 dal regista Raul Ruiz: a interpretare il protagonista, ovviamente Gustav Klimt, è un istrionico John Malkovich.