Vincent Van Gogh. Suicidio o… no?

19 dicembre 2014


Non l’hanno visto scendere per cena, fatto piuttosto insolito, la sera del 27 luglio 1890. E forse sulle prime non ci hanno fatto nemmeno troppo caso i coniugi Ravoux, certo abituati alle bizzarrie di quell’ospite così eccentrico, diviso tra eccessi di struggente bonomia e irosi scatti rabbiosi; poi la curiosità, mista a preoccupazione, porta Arthur-Gustave a salire le scale della sua locanda. Fino a raggiungere la stanza. Aprire la porta. E scoprire il dramma.

Carlo Lucarelli ci porta a trenta chilometri da Parigi, precisamente ad Auvers-sur-Oise: la nuova puntata delle sue Muse Inquietanti, serie dedicata ai grandi misteri della storia dell’arte, affronta uno tra i più clamorosi cold case  di tutti i tempi. Rubricata da sempre come suicidio, la morte di Vincent Van Gogh rischia di nascondere però inquietanti scenari. Su cui indagare, per ricostruire una verità il più possibile oggettiva.

Non morì subito, su quel letto nella taverna dei Ravoux, il povero Vincent. Ebbe il tempo, nella sua terribile agonia, di attendere l’arrivo dell’amato fratello Theo; ebbe il tempo, così ci dicono le cronache dell’epoca e le testimonianze di quanti gli furono vicini in quei tragici istanti, di confessare l’insano gesto. Eppure qualcosa, agli smaliziati occhi dell’investigatore di oggi, ancora non torna.

Stranissima la dinamica di quanto accaduto, con quel colpo di pistola sparato in modo così maldestro da mancare l’obiettivo dell’aspirante suicida – ferendolo sì mortalmente, ma senza provocarne il decesso immediato: quasi si sia trattato di un fatto accidentale. Commesso da chi, a questo punto? È nota la pietà nutrita da Vincent verso il prossimo: è possibile che l’autocondanna sia stato un tentativo di coprire il suo assassino in un ultimo estremo atto d’amore per l’umanità?

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La curiosità – Una bara coperta da un drappo bianco e dagli amati girasoli, accompagnata al cimitero di Auvers-su-Oise da pochissimi amici: Émile Bernard, Père Tanguy, Lucien Pissarro e naturalmente Theo. Così venne sepolto Vincent, presto raggiunto proprio dal fratello, che morirà dopo soli sei mesi. Dopo aver conosciuto anch’egli il dramma della malattia mentale.


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