Vita di Nim. Lo scimpanzé che volle essere uomo

3 Ottobre 2013


Un confine sottilissimo quello che separa le imprescindibili necessità della scienza e i diritti inalienabili dell’individuo. Sia quest’ultimo un essere umano o un animale. Non sempre il fine giustifica i mezzi, anche se l’obiettivo finale – nobilissimo – è quello del progresso: un monito severo quello che arriva attraverso Project Nim, film shock firmato da James Marsh. Vincitore nel 2009 con Man on Wire  del premio Oscar per il miglior documentario.

Oklahoma, 1973. Il ricercatore Herbert Terrace, in forze alla prestigiosa Columbia University, sceglie di avviare un percorso sperimentale destinato a smantellare le più granitiche teorie sul linguaggio. Cavia inconsapevole è Nim, cucciolo di scimpanzé strappato alla madre e assegnato ad una famiglia di essere umani: chiamata a crescerlo ed educarlo come se fosse un bambino. Seguendo l’utopia di un imprinting così profondo da stabilire inediti e incredibili punti di contatto.

Terrace è convinto che gli scimpanzé possano apprendere il linguaggio dei segni e usarlo scientemente per comunicare con l’uomo. Una teoria di fascino assoluto, che si scontra però con la più dura delle realtà. Grazie allo straordinario recupero di materiali d’epoca, Marsh ricostruisce quello che si trasforma presto in un calvario: avulso dal proprio ambiente, disorientato da uno stile di vita che non gli appartiene, Nim sviluppa comportamenti aggressivi. Scatenando il dramma.

Terribile lo sradicamento subito da Nim, altrettanto turbolento il tentativo di reinserirlo nel contesto che gli appartiene. Perché la strada intrapresa si rivela a senso unico e condanna il cucciolo alla solitudine: troppo umano per vivere con gli animali, troppo bestiale per stare con l’uomo. Amarissime le conclusioni suggerite da Marsh, riflessioni che scuotono in modo profondo il senso dell’etica e della morale.

La curiosità – Nome: Nim. Cognome: Chimpsky. Lo sfortunato protagonista della vicenda raccontata da James Marsh viene battezzato con un irriverente gioco di parole. Che nasce dal termine chimp  – scimpanzé in inglese – e ironizza sul filosofo Noam Chomsky, autore nel 1965 di un saggio fondamentale. Nel quale prova a dimostrare come il linguaggio sia prerogativa esclusiva degli esseri umani.