Washington, capitale (anche) del rock

17 novembre 2014


Il punk e il garage a New York, l’hair-metal e l’hard-rock tra L.A. e dintorni; il grunge a Seattle e l’epopea della Motown a Detroit. Ogni genere musicale trova, negli Stati Uniti, la sua capitale designata, con il jazz a vibrare irresistibile a Saint Louis e il blues a conquistare Chicago. Che dire allora di Washington, la capitale federale? Considerata da molti una città più sonnacchiosa rispetto alle altre si rivela in realtà terreno fertile per vibranti sperimentazioni. Come ci insegna Dave Grohl.

Seconda tappa per Sonic Highways, viaggio che vede il leader dei Foo Fighters guidarci per mano alla scoperta delle diverse anime della musica a stelle e strisce, seguendo il progetto di creazione del nuovo omonimo album della band: registrato in otto diverse città degli States, con altrettanti ospiti speciali a dare il proprio contributo nella cucina di un disco che sa dare conto di stili, emozioni e suggestioni differenti. Ma sempre tremendamente affascinanti.

Avevamo lasciato Dave e soci nella Città del Vento, alle prese con i lick indiavolati dei Cheap Trick; eccoli ora a Washington D.C., insospettabile mecca dell’hard-core e patria riconosciuta del go-go, evoluzione del funk che vira verso l’r’n’b e già alla fine degli Anni Sessanta prelude alla nascita dell’hip-hop. Il gruppo si trova a tu per tu con un vero e proprio guru del genere: Big Tony Fischer, leader della storia band dei Trouble Funk.

A seguire eccoci con Don Zientara, colui che per stessa ammissione di Grohl “ha prodotto l’intera colonna sonora della mia gioventù” : nel suo Inner Ear Studio sono infatti transitati tutti i principali gruppi della fortissima scena alternativa di Washington, dai Minor Threat ai leggendari Fugazi. Ed è qui che i Foo Fighters registrano insieme a Pete Stahl e Skeeter Thompson degli Scream, storica punk band locale, la loro The Feast and the Famine .

La curiosità – Un album… da marciapiede! Il titolo di In on the Kill Taker , tra gli album più noti dei Fugazi, nasce casualmente: la frase compare in una lettera anonima trovata per strada da Guy Picciotto, leader della band. La stessa lettera, scansionata, verrà usata come contro copertina per il disco.


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