Weronika e Véronique. Vite parallele

25 dicembre 2014


Weronika canta divinamente. Anche Véronique. Weronika ha un carattere introverso, taciturno, reso malinconico dalla perdita della madre. Lo stesso vale, e per gli stessi motivi, per Véronique. Weronka è mancina, così come Véronique; Weronika soffre di una rara malformazione cardiaca. Non così rara, però: perché è la stessa che viene diagnosticata a Véronique. In cosa sono allora diverse le due donne? Forse in nulla…

Nuovo appuntamento con il cinema d’autore, nuovo incontro con le gemme di RaroArte, la serie che scova nella videoteca di Sky Arte HD tesori rimasti sepolti, gemme che la tv generalista ha dimenticato e che trovano asilo nel porto sicuro attrezzato per noi da Gianni Canova, tra i più autorevoli critici cinematografici italiani. Dopo aver ammirato la Trilogia dei colori  tocca a un altro capolavoro del regista polacco Krzysztof Kieślowski: La doppia vita di Veronica .

Un film intenso, giocato sul parallelo a distanza tra due donne così simili eppure inesorabilmente divise da un destino inesorabile: l’una ignora l’esistenza dell’altra, almeno fino a quando non compare sulla scena un uomo dal fascino misterioso. Weronika, a Cracovia, muore perché il suo fragile cuore cede di schianto durante un concerto; Véronique, a Parigi, sceglie invece di ritirarsi dalle scene proprio per evitare il peggio.

Le vite delle due donne si incontrano inconsapevolmente nell’attimo preciso di quella scelta fatale: per l’artista polacca quasi un martirio, un sacrificio in nome della musica, per la francese un’amara rinuncia. Ma in fondo è come se l’una vivesse nell’altra, e allo stesso tempo è come se una parte di Véronique sia morta con Weronika; tutto si svolge come se il destino, per un ennesima cinica bizzarria, abbia voluto mescolare le carte. Confondere in un gioco terribile le vite delle due donne.

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La curiosità – Per il ruolo di Alexandre Fabbri, il misterioso marionettista che farà da trait d’union tra le vite di Weronika e Véronique, Kieślowski aveva pensato in un primo momento a Nanni Moretti; poi la parte toccò a Philippe Volter.


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