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Roma, Artemisia Gentileschi conquista Palazzo Braschi

27 novembre 2016

Artemisia Gentileschi Ester e Assuero Olio su tela, 208,3x273,7 cm Lent bt The Metropolitan Museum of Art, Gift of Elinor Torrance Ingersoll, 1969

Nata a Roma e scomparsa a Napoli, nel 1653, Artemisia Gentileschi è al centro di un’ampia retrospettiva ospitata, fino al 7 maggio 2017, su un intero livello di Palazzo Braschi. Tra le pittrici italiane più apprezzate, nonché antesignana della presenza femminile nel campo artistico, nella sua città d’origine viene presentata attraverso un percorso espositivo che ne ripercorre la tormentata vita e lo stile, attraverso circa 90 opere.

Attivando una serie di analisi, a partire dalle influenze esercitate sul suo lavoro da produzioni coeve, la mostra curata da Nicola Spinosa – con Francesca Baldassari e Judith Mann, artefici di due sezioni – conduce nella Capitale opere provenienti da tutto il mondo. Tra i prestatori figurano infatti anche il Metropolitan Museum di New York, il Museo di Capodimonte – che per l’occasione ho concesso l’iconico Giuditta che taglia la testa a Oloferne -, la Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze e il Národní galerie v Praze di Praga.
Accanto alle opere firmate Gentileschi, i visitatori potranno immergersi in uno spaccato della produzione del Seicento, con lavori eseguiti da Cristofano Allori, Simon Vouet, Giovanni Baglione, Antiveduto Grammatica e Giuseppe Ribera.

Promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group organizzata con Zètema Progetto Cultura, la rassegna si snoda attraverso tre sezioni tematiche esplicitamente connesse con altrettante città in cui Gentileschi operò, con maggiore vigore, nel corso della sua carriera.
Attiva a Firenze dal 1613 al 1620,  a Roma – dal 1620 al 1626 – e a Napoli dal 1626 al 1630, la pittrice di scuola caravaggesca viene ulteriormente indagata anche nel catalogo, edito da Skira.

[Immagine in apertura: Artemisia Gentileschi, Ester e Assuero, olio su tela, lent by The Metropolitan Museum of Art, Gift of Elinor Torrance Ingersoll, 1969]