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New York attende The Shed, un museo trasformabile

4 giugno 2017

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Non ci sono soltanto la realizzazione della torre-scultura Vessel, su progetto di Thomas Heatherwich, di otto nuovi complessi, della piazza e dei giardini di Hudson Yards, nell’ambizioso piano di rivitalizzazione dell’omonima zona di New York. Entro la primavera 2019, infatti, l’area dovrebbe dotarsi anche di The Shed, annunciato come l’edificio culturale più flessibile su scala globale, grazie alla duplice capacità di ridefinire gli spazi interni e alla presenza di uno speciale guscio mobile all’esterno.

Lo studio newyorkese Diller Scofidio + Renfro, a ridosso della “sua” High Line, sta infatti costruendo una struttura capace di incrementare, all’occorrenza, il proprio volume attraverso lo scorrimento – tramite carrelli su binari – della struttura posta a coronamento della porzione fissa dell’edificio.
The Shed, destinato ad accogliere appuntamenti legati a tutti i linguaggi dell’arte, è stata concepito a partire da un prototipo illustre: nientemeno che il Fun Palace dell’architetto britannico Cedric Price che, negli anni Sessanta, promosse l’idea di un edificio per lo spettacolo, rimasto poi irrealizzato, basato sulla trasformabilità e sul contributo attivo degli utenti nella gestione dello spazio.
Dopo 50 anni, The Shed concretizza in parte quella “visione” attraverso un edificio principale “statico” e un guscio esterno, in grado, all’occorrenza, di spostarsi fino a occupare la piazza con il proprio volume. In questo modo andrà a definire una struttura aggiuntiva e indipendente: un’enorme sala coperta per spettacoli dal vivo o altri eventi. La costruzione “immobile”, nei suoi otto livelli, disporrà di gallerie espositive, di un laboratorio creativo e di un teatro con 500 posti, anch’esso capace di accogliere un’ampia gamma di suddivisioni per specifiche esigenze.

Nelle ultime settimane è arrivato l’annuncio di una considerevole donazione a favore dell’ultimazione dei lavori, intrapresi nel 2015. Lo scorso 24 maggio, infatti, Bloomberg Philantropies ha aggiunto 60 milioni di dollari ai 15 già investiti nell’impresa nel 2012. Sale così a quota 421 milioni di dollari – su 500 attesi – la campagna di raccolta fondi. Un risultato arrivato in concomitanza con un “momento epico” della costruzione: l’ultimazione delle strutture portanti in acciaio.