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Negli Stati Uniti, due mostre sull’arte “indigena”

26 agosto 2017

Sonia Falcone, Campo de Color (Color Field), 2012, Installation, dimensions variable. Courtesy of the artist. © Sonia Falcone Art

A partire proprio da oggi, sabato 26 agosto, presso il Nevada Museum of Art una mostra curata da JoAnne Northrup in collaborazione con Ed Ruscha riunirà ben 200 manufatti, realizzati da 80 artisti e legati a un lasso di tempo complessivo di due millenni. Cuore pulsante della rassegna, l’esplorazione del concetto di frontiera e degli aspetti a esso riferiti.

Suddivisa in cinque sezioni, la rassegna ripercorrerà la storia del Grande West ‒ dall’Alaska alla Patagonia, dall’Australia all’America occidentale ‒ toccando argomenti chiave quali le risorse naturali, la popolazione indigena, il colonialismo e gli inevitabili conflitti. Il tutto narrato attraverso la lente dell’arte. Wendy Red Star, Nicholas Galanin, Brian Jungen, Teri Rofkar Ana Teresa Fernández, Minerva Cuevas e Rufino Tamayo sono solo alcuni degli artisti indigeni e latino-americani che affiancheranno, tra gli altri, Mark Bradford, Chris Burden, Edgar Arceneaux e Georgia O’Keeffe. La mostra includerà anche 8 opere delle stesso Ruscha, testimoniando il suo sguardo sull’Occidente.

Sempre in tema di arte indigena, il Metropolitan Museum of Art di New York ospita, fino al 17 dicembre, On Country: Australian Aboriginal Art from the Robert Kaplan and Margaret Levi Gift, una raccolta di sei lavori pittorici realizzati da alcuni fra i più noti artisti aborigeni contemporanei ‒ Doreen Reid Nakamarra, Dorothy Napangardi, Kathleen Petyarre, Abie Loy Kemarre e Gunybi Ganambarr. Una riflessione visiva sulla natura e i suoi elementi, posti in relazione con il tempo e con un paesaggio ancestrale.