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Rinascimenti a confronto: il Giappone ospite degli Uffizi

6 ottobre 2017

Scuola Kanō (copia da originale di Kanō Motonobu del 1550) Uccelli e fiori delle quattro stagioni Inizio del XVII secolo (periodo Edo; il dipinto originale è del 1550, periodo Muromachi) Coppia di paraventi a sei ante Inchiostro, colore e foglia d’oro su carta, cm 152,9 x 349 (ciascun paravento) Ōsaka shiritsu bijutsukan (Museo Municipale d’Arte di Osaka)

Italia e Giappone si incontrano agli Uffizi. Ha preso il via, da pochi giorni, un appuntamento espositivo senza precedenti a livello europeo che costituisce l’ennesima tappa nel lungo percorso delle celebrazioni del 150esimo anniversario delle relazioni diplomatiche bilaterali tra il nostro Paese e quello orientale, avviate con la firma del Trattato di Amicizia e di Commercio nel 1866.
Fino al 7 gennaio 2018, gli ambienti raccolti e silenziosi dell’Aula Magliabechiana, alla Galleria degli Uffizi di Firenze, accolgono Il Rinascimento giapponese. La natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo.

Curata da Rossella Menegazzo – docente dell’Università degli Studi di Milano – con la collaborazione di Asaka Hiroshi, Watada Minoru e Tsutsui Tadahito e organizzata dalle Gallerie degli Uffizi con una pluralità di soggetti, tra cui Ambasciata del Giappone in Italia e lo stesso Ministero dei Beni Culturali, la mostra costituisce un’occasione privilegiata per ammirare preziosi manufatti provenienti dal Paese del Sol Levante.
Per questo appuntamento sono stati infatti concesse 39 grandi pitture di paesaggio e natura, molte delle quali difficili da vedere anche in Giappone perché non esposte al pubblico, riprodotte nel classico formato del paravento pieghevole (byōbu) e delle porte scorrevoli (fusumae). Data la delicatezza delle opere, saranno presentate secondo tre cicli successivi, con 13 lavori per volta, nel rispetto delle modalità di conservazione e di esposizione alla luce.

Risalenti al periodo d’oro della produzione artistica giapponese, tra l’epoca Muromachi e l’inizio dell’epoca Edo (XV – XVII secolo), testimoniano il profondo – e longevo – legame tra l’uomo e la Natura in Giappone. Il tema del paesaggio, la sua bellezza fugace, la sua mutevolezza e il rinnovarsi delle stagioni raggiungono sofisticate e affascinati declinazioni nei tradizionali paraventi, a due o sei ante, affiancati l’uno all’altro, così come nei pannelli delle porte scorrevoli, impiegati per dividere gli ambienti domestici.

Shikibu Terutada (attivo alla metà del XVI secolo) Scimmie che giocano lungo un torrente di montagna Metà del XVI secolo (periodo Muromachi) Coppia di paraventi a sei ante Inchiostro e polvere d’oro su carta, cm 148,5 x 339 (ciascun paravento) Designato importante proprietà culturale (Jūyō bunkazai) Kyōto kokuritsu hakubutsukan  (Museo Nazionale di Kyoto)

Nelle opere in mostre sono riconoscibili i due opposti filoni estetici ancora oggi in voga nel Paese. Alla pittura monocroma ed evocativa, con vuoti interrotti da linee essenziali e veloci, permeata dalla filosofia zen e dalla cultura cinese, si contrappone quella più squisitamente giapponese, con fondi oro e campiture piatte di colore su cui si stagliano delicati elementi naturali. Quest’ultima, più esplicita e narrativa, era soprattutto impiegata per decorare grandi residenze aristocratiche e borghesi, castelli e palazzi.
Tra gli artisti in mostra si segnalano Hasegawa Tōhaku, Kaihō Yūshō e Unkoku Tōgan, artefici di atmosfere talvolta traboccanti gratitudine per le bellezze del creato, talvolta in grado di accogliere i caratteri zen che reinviano all’austerità, alla povertà, all’imperfezione, all’irregolarità di forme e materiali che, ancora oggi, suggestionano gli osservatori occidentali.

I meccanismi di committenza in Oriente non erano diversi da quelli di una qualsiasi corte rinascimentale e barocca in Europa, né da quello che vediamo ora nella nostra società capitalistica – ha osservato il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt. – I paraventi che decoravano residenze, castelli e templi giapponesi erano manifestazione del prestigio del proprietario o del donatore e dovevano rispecchiarne l’autorità, la ricchezza, il potere culturale, il livello d’istruzione. Nel Giappone delle epoche Muromachi, Momoyama e dell’inizio di quella Edo – dal secondo Trecento al primo Seicento, dunque quasi esattamente nello stesso periodo in cui in Europa si affermano Masaccio, Piero della Francesca, Raffaello, Michelangelo, Grünewald, Tiziano, Caravaggio – si assiste a uno sviluppo di committenze che porterà a una altrettanto grande fioritura delle arti, che possiamo senz’altro definire “rinascimento giapponese”.”

[Immagine in apertura: Scuola Kanō (copia da originale di Kanō Motonobu del 1550), Uccelli e fiori delle quattro stagioni, inizio del XVII secolo (periodo Edo; il dipinto originale è del 1550, periodo Muromachi), Ōsaka shiritsu bijutsukan (Museo Municipale d’Arte di Osaka). Immagine nell’articolo: Shikibu Terutada, Scimmie che giocano lungo un torrente di montagna, metà del XVI secolo (periodo Muromachi), Kyōto kokuritsu hakubutsukan (Museo Nazionale di Kyoto)]