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Sei grandi artisti diventano curatori del Guggenheim di New York

10 giugno 2019

Installation View: Artistic License: Six Takes on the Guggenheim Collection, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, May 24, 2019 – January 12, 2020. Photo: David Heald. © Solomon R. Guggenheim Foundation

In occasione delle celebrazioni per i 60 anni dalla sua apertura, il celebre Solomon R. Guggenheim Museum di New York ha concesso una speciale “licenza artistica” a sei grandi autori della scena contemporanea. Artistic License: Six Takes on the Guggenheim Collection, in corso fino al 12 gennaio 2020, è infatti la prima mostra ospitata dall’iconico museo – progettato da Frank Lloyd Wright – a essere interamente curata da artisti.
Cai Guo-Qiang, Paul Chan, Jenny Holzer, Julie Mehretu, Richard Prince e Carrie Mae Weems sono i nomi di coloro che – dopo aver esposto essi stessi all’interno del museo, di fatto contribuendo a scriverne la storia – hanno potuto selezionare a proprio gusto una serie di opere appartenenti alla collezione permanente del Guggenheim, costruendo quindi ciascuno il proprio percorso espositivo “alternativo”.

Per gli spettatori, si tratta di un’occasione davvero rara, dal momento che potranno guardare alla collezione e alla storia del Guggenheim di New York attraverso lo sguardo degli stessi creatori della scena artistica odierna: quali opere sono più rilevanti, per l’occhio di un artista? E in che modo, secondo quali criteri queste si collegano tra loro, a formare un percorso?
Percorso che definire denso è dir poco, dal momento che per la grande mostra sono esposte quasi 300 opere tra dipinti, sculture, lavori su carta e installazioni: alcune sono state scelte tra autori meno conosciuti e che quindi vengono rivalutati per l’occasione, altre non sono mai state neppure presentate al pubblico prima d’ora.

Spaziando dall’interesse di Cai Guo-Qiang per le prime opere figurative di artisti poi passati alla storia in ambito astratto o concettuale, quali Kandinsky e Rothko; per arrivare al focus che Jenny Holzer dedica invece alle donne nell’arte, tra cui Louise Nevelson e Adrian Piper, la mostra propone una rilettura – anzi, diverse letture – dell’arte contemporanea che va oltre le intepretazioni accademiche più conosciute.
Spesso, con sorprendenti accostamenti tra temi, soggetti, artisti e lavori che solo una mente creativa poteva arrivare a concepire…


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