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A Milano, la pittura inquieta di Guido Pajetta

22 luglio 2019

Guido Pajetta, Nudo bianco con gatto, 1985

Sfugge a qualsiasi definizione la pittura di Guido Pajetta, protagonista della rassegna Miti e figure tra forma e colore, ospite del Palazzo Reale di Milano fino al primo settembre. Curata da Paolo Biscottini, Paolo Campiglio e Giorgio Pajetta, la mostra riunisce una novantina di opere, suddividendole in 8 sezioni che ripercorrono la carriera sessantennale dell’artista milanese.

Nonostante una continua variazione di tecniche e stili, il fil rouge che attraversa la poetica di Pajetta è l’inquietudine, motore e punto di arrivo delle sue fluttuazioni tra le istanze di Sironi e di Novecento e il modello surrealista e cubista. A dirigere la sua pittura è una sorta di forza inconscia, nella quale confluiscono miti, fantasie e ossessioni, ma sempre nell’ottica di una piena libertà dalle definizioni statiche.

Come sottolinea il curatore Biscottini: “Nel suo lavoro Pajetta pare sempre più impegnato nella ricerca di una verità recondita e forse anche di una nuova coscienza di sé. Affiora il senso di un’angosciosa solitudine a cui non pongono rimedio né il successo di critica e di mercato, né la tenacia nel lavoro o la vasta cultura letteraria. Tormentato dalle proprie ossessioni, l’artista si affida all’immagine come a una sorta di travestimento o di alter ego”.

[Immagine in apertura: Guido Pajetta, Nudo bianco con gatto, 1985]


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