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Ecòl reinterpreta il romanico toscano nel centro storico di Pistoia

24 agosto 2019

Si possono considerare parte integrante dell’immaginario visivo dei cittadini pistoiesi i segni grafici da cui ha tratto origine Romanico Automatico, l’installazione temporanea site specific progettata dallo studio Ecòl, a Pistoia. Dopo la recente affermazione al Premio Architettura Toscana 2019, nella categoria Spazi pubblici, paesaggio e rigenerazione, il gruppo emergente di architetti pratesi ha accettato di collaborare con l’Associazione Culturale Spichisi, prendendo parte alla seconda residenza d’artista nel progetto “Il Giardino di Cino”.

Il sito sul quale i giovani progettisti sono intervenuti si trova nel centro storico pistoiese, più precisamente nell’area di Piazzetta Sant’Atto e Vicolo dei Bacchettoni, ribattezzata, appunto, Giardino di Cino. Allo scopo di valorizzare tale porzione dello spazio pubblico cittadino, nell’ambito di un più ampio processo di recupero portato avanti con un programma di residenze artistiche ed eventi correlati, Ecòl ha scelto di assegnare una nuova identità visiva al lastricato dell’area in esame.

La prima fase del progetto Romanico Automatico, che si è svolta nell’arco di sei giorni, ha portato alla realizzazione di un disegno a terra, in vernice bianca, “frutto di una astratta, seppur rigorosa, manipolazione di una serie di temi compositivi dell’architettura romanica“, come hanno indicato gli stessi architetti. Oltre agli aspetti più direttamente riferibili alla composizione grafica dell’opera, dovuta anche all’osservazione e allo studio dei prospetti delle chiese romaniche pistoiesi, l’operazione si è rivelata di particolare interesse per le modalità con cui è stata condotta a termine.

La pratica del cantiere aperto e leggero, e dunque attraversabile e visitabile, la partecipazione attiva di numerosi volontari che hanno affrontato il lavoro con entusiasmo, hanno fatto sì che ordinarie azioni come la preparazione e la pulizia della superficie, la misurazione dello spazio, la verniciatura, si manifestassero come catalizzatori di socializzazione“, hanno sottolineato ancora in una nota i progettisti. Una modalità di rimodulazione dello spazio pubblico, dunque, che diventa espressione di una volontà di riappropriazione della città, oltre che occasione di condivisione e di costruzione di una memoria collettiva.


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