Addio a Muhammad Ali, il campione del ring

4 giugno 2016

Muhammad Ali, conosciuto anche come Cassius Clay, mostra le sue doti atletiche sul ring

Il suo nome è entrato nella storia della boxe, trasformandosi ben presto in un modello di riferimento per i professionisti del ring. Cassius Marcellus Clay Jr. all’anagrafe, ma conosciuto in tutto il mondo come Muhammad Ali, si è spento a Phoenix in seguito a una serie di complicazioni respiratorie rese ancora più acute dal morbo di Parkinson, la malattia contro cui combatteva da più di trent’anni.

Muhammad Ali conquistò la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma nella categoria dei pesi mediomassimi nel 1960, imponendosi appena diciottenne all’attenzione internazionale come una fulgida promessa del pugilato.
Promessa mantenuta grazie a una serie di strepitose vittorie – ben 56 nell’arco dell’intera carriera – che lo videro imporsi su altri giganti della boxe come Sonny Liston, Joe Frazier e George Foreman e trionfare nella categoria dei pesi massimi.

In prima linea nella difesa dei diritti civili, Muhammad Ali oppose al governo statunitense il deciso rifiuto di combattere nella guerra del Vietnam, gesto che gli costò un temporaneo allontanamento dal ring su cui fece però ritorno nel 1971. Emblema della lotta per l’uguaglianza e l’emancipazione, contro qualsiasi forma di discriminazione razziale, Cassius Clay alias Muhammad Ali dimostrò nella vita la stessa determinazione che lo contraddistingueva durante gli incontri.

Dopo il ritiro dalla boxe nel 1981, solo tre anni più tardi al pugile fu diagnosticato il morbo di Parkinson, nemico al quale Muhammad Ali decise ancora una volta di non arrendersi. L’immagine dell’ex campione nelle vesti di tedoforo durante le Olimpiadi di Atlanta del 1996, nonostante la malattia, rimane un esempio indelebile di forza e tenacia contro le avversità della vita.