Il parco giochi antivirus ispirato alle forme della natura

27 Maggio 2020

credits Rimbin - Martin Binder, Claudio Rimmele

Nonostante la fase più complicata legata al COVID-19 sembri ormai (almeno in parte) superata, lasciando spazio a un lento e speranzoso ritorno alla normalità, molte attività pubbliche restano ancora off limits. Tra queste i parchi giochi delle nostre città, ormai da mesi chiusi con nastri bicolore e cancelli serrati che ne proibiscono l’accesso.

Quello del gioco per l’infanzia, tuttavia, è un argomento delicato e che attende risposte. Quando torneranno i bambini a godere dei loro momenti di svago? E, soprattutto, in quali forme i nostri figli potranno giocare liberamente, senza il rischio di una nuova escalation del virus? A proporre un valida soluzione a tali quesiti sono oggi il designer Martin Binder e lo psicologo Claudio Rimmele, uniti nel nuovo progetto Rimbin: un parco giochi anti-contagio ispirato alle forme della natura.

GIOCARE INSIEME, MA DISTANTI

Pensato per spazi urbani di diverse dimensioni, grazie alla sua struttura modulare e adattabile al luogo, il parco è composto da tanti ambienti separati e comunicanti tra loro. Ognuno dei singoli settori – a cielo aperto e dalla forma di una grande foglia di ninfea –, consiste in un’area di gioco destinata esclusivamente a un bambino. Provviste di ingresso individuale e separato, in modo da evitare il contatto tra coetanei, le postazioni sono tuttavia messe in relazione da una serie di espedienti che ne consentono la comunicazione assicurando la distanza.

Attraverso appositi tubi comunicanti, ad esempio, i bambini hanno la possibilità di parlare, scambiandosi messaggi da un ambiente all’altro, mantenendo attivo il dialogo verbale. Inoltre, altalene e giostre sono poste tra i vari moduli, consentendo interazione senza contatto. A rendere ancora più sicuro l’ambiente, riducendo al minimo i rischi di contagio, una serie di stazioni igienizzanti collocate nei pressi delle singole piattaforme, in modo da permettere ai genitori e agli educatori presenti sul posto di disinfettare le aree di contatto, lasciando il luogo pulito e ospitale per il prossimo bambino.

Il progetto è certamente distante dai tipici parchi giochi a cui siamo abituati, eppure non deve spaventare. Soluzioni come questa – e come le altre di cui vi abbiamo parlato in questi mesi – offrono un modo alternativo di vivere lo spazio pubblico, stimolando il confronto e preparandoci a un mondo che inevitabilmente non potrà essere lo stesso di ieri. Molte delle cose a cui eravamo abituati prima del virus dovranno cambiare: solcare nuovi sentieri è una priorità che riguarda tutti noi.

[Immagine in apertura: credits Rimbin – Martin Binder, Claudio Rimmele]