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Spuntano a Monaco 1.500 quadri sottratti da Hitler alle famiglie ebree

4 novembre 2013

Quando venne interrogato dai servizi segreti alleati, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, disse di aver perduto tutto nel corso del drammatico bombardamento di Dresda. Millecinquecento opere d’arte dei più grandi nomi dell’espressionismo tedesco e di artisti di fama internazionale – su tutti Picasso, Chagall, Matisse, Renoir – andati in cenere, triturati dall’orrore del conflitto. Ma Hildebrand Gurlitt mentiva. E oggi la verità viene a galla.

Una scoperta straordinaria quella che la polizia tedesca ha realizzato in un anonimo appartamento della periferia di Monaco di Baviera, dal quale spuntano i capolavori – ritenuti perduti – che il regime nazista estorse alle famiglie ebree perseguitate, costruendo una collezione d’arte moderna di livello incredibile. Affidando a Gurlitt, storico d’arte esautorato dal ruolo di direttore del Kunsteverein di Amburgo a causa delle sue origine ebraiche, il compito di realizzare l’operazione.

Emil Nolde, Max Beckmann, Paul Klee, Oskar Kokoschka: artisti invisi al regime, che non poteva però ignorare lo straordinario valore commerciale delle loro opere. Nelle intenzioni del ministro della propaganda Goebbels la collezione segreta sarebbe dovuta servire per finanziare la guerra del Reich, con Gurlitt ad agire come intermediario presso ricchi e facoltosi collezionisti internazionali. Un disegno interrotto dalla fine della guerra.

A detenere illecitamente il tesoro, il cui valore è stato stimato attorno al miliardo di euro, è stato fino ad ora Cornelius, l’ormai ottuagenario figlio di Gurlitt, che nel corso degli anni ha provveduto a immettere vari pezzi sul mercato dell’arte. Fermato per un banale controllo alla dogana svizzera e trovato in possesso di una ingente – e inspiegabile – quantità di denaro contante, ha attirato su di sé le attenzioni degli inquirenti: rimasti esterrefatti quando, al momento di perquisire la sua abitazione, si sono trovati di fronte un vero e proprio museo perduto.


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