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I ritratti dell’attivista Chelsea Manning, realizzati con il suo DNA

9 agosto 2017

Heather Dewey-Hagborg and Chelsea Manning, Probably Chelsea (2017). Courtesy the artists and Fridman Gallery, New York

Appesi al soffitto della Fridman Gallery di New York, dal 2 agosto fanno mostra di sé numerosi volti che, nonostante la differente colorazione della pelle, sono accomunati da una qualche rassomiglianza.
A Becoming Resemblance è in effetti il titolo della particolarissima – e volutamente inquietante, ammettiamolo – mostra dell’artista Heather Dewey-Hagborg, che ha realizzato questo particolare corpus di lavori dopo due anni di conversazione epistolare con Chelsea Manning (nata Bradley Edward).

Fino a maggio del 2017, quando la sua sentenza – molto discussa a livello internazionale, soprattutto per le condizioni di carcerazione estremamente dure – è stata commutata dall’uscente Presidente Obama, l’ormai celebre attivista statunitense era infatti rinchiusa in carcere a Fort Leavenworth, condannata a 35 anni di reclusione per aver trasmesso a Wikileaks una serie di notizie coperte dal segreto di Stato, in particolare riguardanti l’uccisione di civili da parte dell’esercito americano in Iraq.
Nelle lettere scambiate dalla Manning con l’artista, erano acclusi anche dei frammenti del suo DNA, “trasportato” da residui della sua persona come ciocche di capelli: proprio il corredo genetico dell’attivista è stato utilizzato da Heather Dewey-Hagborg per generare 30 ritratti non identici, ma simili perché riconducibili tutti a un genoma di partenza comune.

L’artista aveva già utilizzato frammenti di DNA – nel progetto Stranger Visions, basato su prove forensi come mozziconi di sigaretta – per elaborare tramite algoritmi dei “possibili ritratti”, quando è stata contattata da Paper Magazine: dovendo intervistare la Manning in carcere, nel 2015, i redattori volevano un suo ritratto nonostante fosse impossibile in quel momento far visita alla prigioniera, men che meno fotografarla.
Da questo primo contatto, tra l’attivista e l’artista è nata un’inedita conversazione epistolare, che le ha condotte a realizzare assieme un libro a fumetti - Supressed Images – e collaborare a questo progetto: una “moltiplicazione” dell’identità originaria della Manning, che già di suo ha affrontato una transizione dal suo genere sessuale biologico a quello opposto. Una dimostrazione che gli assoluti non esistono, neppure a livello genetico: non ci sono buoni e cattivi facilmente distinguibili, in questa vicenda, perché a seconda di come si interpreta e codifica il nostro patrimonio possono nascere “storie” diverse.

[Immagine in apertura: Heather Dewey-Hagborg e Chelsea Manning, Probably Chelsea, 2017. Courtesy le artiste e Fridman Gallery, New York]