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Kiki Spiki, l’illustratrice che disegna i miti della sua Sardegna

3 dicembre 2017

Da oltre un secolo, molti creativi sardi si trovano impegnati in un campo particolare dell’espressione artistica, quello dell’illustrazione. L’isola vanta infatti una lunga tradizione, che addirittura con Giuseppe Biasi e Filippo Figari ha promosso la cosiddetta Secessione Sarda e la diffusione di uno stile meno legato alla figuratività.
La volontà di distinguersi a livello estetico e il credo che l’illustrazione sia un settore artistico rilevante, non meno degli altri, sono due dei temi resi evidenti dalla mostra Di segno in segno, curata da Roberta Vanali per La Libreria di via Sulis a Cagliari e in corso nella sua prima parte ancora per una settimana, fino al prossimo 10 dicembre.

Con l’obiettivo di stimolare il dibattito, l’esposizione presenta quindi uno spaccato dell’illustrazione in Sardegna attraverso le opere di 10 autori di diversa provenienza territoriale e con differenti background di appartenenza. Giorgia Atzeni, Emanuele Boi, Andrea Casciu, Veronica Chessa, Ilaria Gorgoni, La Fille Bertha, Carolina Melis, Stefania Morgante, Daniele Serra e Kiki Skipi, per quanto molto diversi nelle scelte artistiche, si misurano tutti con tematiche legate al territorio sardo espresse da ciascuno con 10 tavole originali, accompagnate da una tiratura di stampe digitali.
Invece di una mostra collettiva, però, il progetto si declina in tante esposizioni personali della durata ciascuna di due settimane; per permettere al pubblico di approfondire al meglio la poetica di ogni illustratore, questi viene di volta in volta invitato in un incontro, per presentarsi ed esporre il proprio punto di vista sull’illustrazione contemporanea sarda e sul panorama nazionale con cui si rapporta.

A inaugurare il ciclo di mini-mostre è stata Kiki Skipi, all’anagrafe Chiara Pulselli, che propone ai visitatori della libreria “piccoli mondi imprevedibili, frammenti della sua esistenza e delle sue percezioni che racconta attraverso personaggi senza volto, con l’obiettivo che lo spettatore trasponendo il suo diventi osservatore di se stesso, per una maggiore interazione col pubblico”.
Traendo dalla tradizione sarda una serie di oggetti di forte valore simbolico, come il telaio e l’arcolaio, l’illustratrice traduce la storia della sua regione in uno stile raffinato e sintetico, come sono i ricami dei tipici costumi in Sardegna. Imbastendo nelle sue tavole – per restare nella metafora – tutta un’iconografia dell’isola, che affonda le sue radici in miti matriarcali e manufatti di epoca nuragica.