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La app che riconosce le opere d’arte. E le spiega allo spettatore

10 dicembre 2017

Dallo scorso autunno, una nuova app si è fatta strada sui device degli appassionati d’arte e dei visitatori di molti musei nel mondo: si chiama Smartify ed è già stata ribattezzata la “Shazam dell’arte”.
Come l’applicazione che riconosce la canzone trasmessa e fornisce all’utente titolo e artista, allo stesso modo Smartify ricorre alla macchina fotografica dello smartphone su cui è installata – funziona sia su Android sia su iOS – per acquisire l’immagine dell’opera che ha catturato l’attenzione del visitatore; mettendola poi a confronto con i lavori già disponibili nel proprio database di dipinti e sculture, la app identifica le “impronte visive” che la rendono unica, giungendo inequivocabilmente alla sua identificazione.

Grazie alla digitalizzazione di intere collezioni, che ora fanno parte del “know-how” di Smartify, i visitatori di alcuni dei maggiori musei del mondo – dalla National Gallery di Londra al Rijksmuseum in Amsterdam, dal Met di New York al Museo Correr di Venezia – non hanno più necessità di ricorrere ai classici cartigli presenti nelle sale per soddisfare la propria sete di conoscenza.
Smartify non è però un semplice strumento per rendere più comoda l’esperienza di visita, dal momento che riesce a fornire in pochi secondi informazioni sull’opera al di là dei dati basilari, normalmente indicati nel percorso espositivo. Oltre a titolo, artista, datazione, le opere già indicizzate dalla app – con cui collaborano già una trentina di musei – vengono proposte all’utente corredate di un breve testo che ne contestualizza l’origine e lo stile, con tanto di citazioni e rimandi ad altre opere dell’artista.

Come si legge sul sito che presenta la app, le stesse istituzioni possono trarre notevoli benefici dalla collaborazione con Smartify. Al di là delle conseguenze strategiche più ovvie, quale la possibilità di promuovere online il proprio museo entrando in contatto con i potenziali visitatori ancora prima che effettuino una visita, i gestori dell’applicazione forniscono infatti dati statistici sull’utilizzo stesso dello strumento: i dipartimenti di marketing e quelli dedicati alla didattica possono così migliorare i percorsi espositivi e le iniziative speciali legati alle opere in collezione, forti di un’inedita conoscenza diretta dei desideri e delle preferenze dei visitatori.


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