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Il design ribelle di Ron Arad, al Vitra Schaudepot

7 giugno 2018

Con Ron Arad: Yes to the Uncommon il Vitra Design Museum di Weil am Rhein punta i riflettori su una delle figure di riferimento del design internazionale della nostra epoca. Originario di Tel Aviv, dove è nato nel 1951, formatosi all’Accademia d’arte e design Bezalel di Gerusalemme e all’Architectural Association di Londra, Ron Arad viene esaminato in profondità da questa monografica, aperta dall’8 giugno al 17 ottobre.

Oltrepassando i tradizionali confini tra arte, design e architettura, il progettista ha conquistato pubblico e critica – e attirato l’interesse delle aziende del settore – grazie a progetti sperimentali, spregiudicati, ribelli, ma nello stesso tempo in grado di rispondere alle esigenze del mercato.
Il percorso espositivo ne abbraccia l’intera carriera, senza tralasciare gli esordi, nei quali è già evidenziabile il desiderio di intraprendere strade non convenzionali in nome di una piena libertà di ricerca, sia formale, sia nel campo dei materiali. Nella retrospettiva sono incluse la Tinker Chair del 1988, Big Easy, del 1988, e Little Heavy, del 1989, la Well Tempered Chair del 1986, completamente costruita in lamiera d’acciaio piegata, e il celebre Bookworm, del 1993, lo scaffale originariamente realizzato in acciaio temperato, in seguito commercializzato in tecnopolimero da Kartell.
Ron Arad: Yes to the Uncommon riunisce insieme i progetti che lo consacrarono come stella nascente del design, negli anni Ottanta, i lavori iconici e quelli più recenti, testimoni del trasferimento del suo peculiare approccio sperimentale anche alle produzioni seriali.

Anche l’attività del suo studio londinese viene analizzata: Ron Arad Associates è attivo in vari campi della progettazione, dall’interior al product design fino all’architettura, e lega il proprio nome a opere come il nuovo Design Museum Holon (2006-2010) e gli interni del Watergate Hotel (2012-2016) a Washington, DC. Entrambi questi interventi dimostrano l’affinità di Arad per le forme voluminose ed eccentriche; attestando come, nonostante le pressioni del mercato, nel mondo del design non si è esaurito lo spazio per creazioni anticonformiste, capaci di sfuggire alle tendenze prevalenti.