Un mondo di mappe per la Capalbio del cinema

3 gennaio 2013


“Una mappa nautica, che ci orienta nel mare aperto della visione”. Così il cortometraggio per gli organizzatori del Capalbio Cinema, tra le più prestigiose rassegne italiane – e non solo – dedicate ai corti d’autore, momento tra i più alti per la sperimentazione d’avanguardia nel pianeta dell’immagine. Una rassegna “breve”… ma intensa: andata in scena, in via inedita e curiosa, negli ultimi giorni dell’anno: dal 28 al 31 dicembre.

“A world of maps”: un mondo di mappe a guidare il concept del festival, che da un paio d’anni a questa parte ha intensificato i propri rapporti con l’estero, saggiando nuovi terreni e scoprendo talenti in arrivo da ogni angolo del pianeta. Italianissimo, invece, uno dei padrini della kermesse: Dario Argento, che a Capalbio ha portato in dote “Gli incubi di Dario”, i nove brevi brividi scritti e diretti nell’87 per la trasmissione “Giallo”, diretta da Enzo Tortora.

Un’edizione, quella numero diciannove del festival, che ha parlato decisamente spagnolo. Arriva proprio dalla Spagna, infatti, Richard Garcia: ad essere premiato come miglior film in concorso il suo “Taboulé”, interpretato da Jorge Calvo, già protagonista sul grande schermo de “I viceré” di Roberto Faenza. Argentino è invece Juan Pablo Zaramella, che torna a Buenos Aires con la palma di miglior regista per la direzione di “Luminaris”.

A impreziosire il Capalbio Cinema la partecipazione straordinaria di Jerzy Skolimovsky, Orso d’oro a Berlino nel 1967 con “Le Départ”; premiato a Cannes, nel 1982, per la sceneggiatura di “Moonlight”. Il regista polacco ha offerto una chicca della sua produzione: quel “Rysopis” datato 1964, prova d’autore presentata come saggio di fine corso al termine del suo percorso alla Scuola di cinema di Lodz. Un frammento di storia.