Un secolo e non sentirlo. A New York torna l’Armory Show

8 marzo 2013


Nasce come evento puramente espositivo esattamente un secolo fa. Diventa, negli ultimi tempi, una fiera: ed entra subito nel novero dei più importanti appuntamenti internazionali con il mercato dell’arte; favorendo la nascita, a ruota, di una miriade di eventi off. I primi venti di primavera portano, a New York, la tradizionale Armory Show: i padiglioni lungo i moli 92 e 94 accolgono duecento gallerie in arrivo da oltre trenta diversi paesi.

L’edizione del centenario è, per Armory, occasione per riflettere sulla propria identità e sui padri fondatori del contemporaneo americano. Protagonista assoluto, naturalmente, il papà della pop art: ad Andy Warhol è dedicata l’area “Focus”, non a caso curata dal direttore del Warhol Museum; tra i gadget diffusi durante l’opening ecco spuntare fedeli riproduzioni delle mitiche scatole del detersivo Brillo, tra i grandi successi dell’artista.

Quattordici le gallerie che partecipano al progetto “I Am An American”: ad essere selezionati solo artisti statunitensi in grado di raccontare, con il proprio lavoro, le evoluzioni della società a stelle e strisce. Come nel caso di David Cole, autore di monumentali installazioni scultoree dalla forte carica evocativa; messaggi, i suoi, che non fuggono temi politici. Anzi: sanno offrire, con ironia, una fotografia disincantata del mito americano.

Ma nei giorni di Armory – dal 7 al 10 marzo – è l’intera New York a ribadire il proprio ruolo di capitale mondiale del contemporaneo, con una ricca serie di fiere off. A partire da Independent, considerata punto di riferimento per i movimenti di avanguardia; fino a Volta, tra i primi eventi a puntare decisi sulla formula del solo show. Diverse le location cariche di suggestione: come la vecchia scuola che accoglie, nelle sue aule, Spring/Break Art Show; mentre Scope opta per l’austera Moynihan Station.