Assegnato a Frei Otto il Pritzker Prize 2015. Un giorno dopo la sua morte

11 marzo 2015

Frei Otto, coperture per gli impianti olimpici di Monaco. Foto: © Atelier Frei Otto Warmbronn

Senza il Pritzker Prize del 2015 non avremmo avuto altri Laureates, già premiati con lo stesso riconoscimento negli anni passati. Perché riesce difficile immaginare gli studi seminali di Renzo Piano – e ancor più alcuni lavori di Shigeru Ban – senza le pioneristiche ricerche condotte da Frei Otto a metà del Novecento.
L’architetto tedesco purtroppo non potrà ritirare il suo “Nobel per l’Architettura”: è riuscito a vedere il nuovo millennio, sulla cui immagine globale hanno così tanto influito le sue sperimentazioni, ma è scomparso lo scorso 9 marzo ad appena due settimane dall’annuncio della sua consacrazione ufficiale da parte del Pritzker Prize. Per questo, la stessa giuria ha anticipato a ieri la nomina del vincitore di quest’anno, dando nel contempo la notizia della sua morte il giorno prima.

Nella motivazione del premio si riconosce l’attualità della lezione di Frei Otto, l’importanza per il mondo contemporaneo di quelle stesse tensostrutture – leggere, adattabili, mobili e poco dispendiose in termini di risorse – che l’architetto ha prototipato più di 60 anni fa.
Di più, le sue opere dimostravano senza possibilità di dubbio quanto giovasse un approccio integrato alla progettazione, anche in termini di estetica dei risultati. Attingendo a diversi campi del sapere, quali biologia e innovazione tecnologica, ingegneria ed ecologia, Frei Otto ha creato “architetture e spazi memorabili”.

Quando si parla delle sue opere, infatti, più che definirli edifici ha senso riferirsi ad ambienti. Che sia il Padiglione della Germania all’Expo 1967 di Montreal, o quello del Giappone nella più recente Expo del 2000 ad Hannover, il lavoro dell’architetto prende in considerazione il vuoto quanto le strutture portanti, combinando la funzione primaria – primordiale! – del riparo con il rispetto dell’esistente.
Le strutture di Frei Otto dialogano con il contesto, si aggiungono al paesaggio con una leggerezza che molte “archistar” contemporanee hanno dimenticato, preferendo imporre segni sempre più evidenti… a un tessuto sempre più segnato dall’urbanizzazione.
Non stupisce allora che le trasparenze e le filigrane delle coperture di Frei Otto vengano definite oggi “visionarie”: l’architetto tedesco ci lascia in eredità una visione, utopica eppure realizzabile, di un’architettura in dialogo con l’ambiente.