Grafica e creatività delle insegne in Italia

20 settembre 2015

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Se nella società contemporanea – l’epoca della “riproducibilità tecnica” per eccellenza, come già la definì Walter Benjamin – la griglia tipografica e la standardizzazione dei caratteri è ormai il sottotesto di qualsiasi composizione grafica, in Italia in realtà è ancora possibile imbattersi in “lettere disegnate” con estrema libertà; questo, senza visitare una collezione di libri miniati o diventare amatori di opere calligrafiche. Basta passeggiare per le strade, e osservare con attenzione.

Perché lo Stivale vanta, tra le tante tradizioni, anche quella delle targhe dipinte a mano, che nel corso dei decenni hanno conosciuto tantissimi stili e varianti, imputabili innanzitutto alla creatività e abilità artigiana dei pittori d’insegne.
James Clough, designer e calligrafo inglese ora attivo a Milano, è rimasto affascinato da questa tradizione “popolare”, fino a dedicarvi un libro: in uscita a ottobre per Lazy Dog, L’Italia insegna è un saggio storico-critico che raccoglie – e analizza – oltre 300 fotografie di insegne, provenienti da un centinaio di località italiane.

La storia del lettering diviene così pretesto per ripercorrere l’evoluzione del gusto estetico nazionale, passato dallo stile ornato toscano dell’Ottocento all’eccentrico Liberty, fino ad arrivare alle iscrizioni in bassorilievo sui monumenti degli anni Trenta… e, perfino, ai loghi sui chiusini, che costellano le pavimentazioni stradali.