L’architettura utopica dei Paesi comunisti, negli scatti di Marco Citron

28 aprile 2016

Marco Citron, Boring Landscape 78, 2010, stampa a getto su carta fine art, cm 13 x 18, courtesy dell'artista

Da circa 10 anni, Marco Citron è un attento osservatore dell’urbanistica e dell’architettonica sovietica: una parte della sua indagine fotografica è stata recentemente pubblicata nel libro Urbanism 1.01, ma non era ancora esposta in Italia.
A partire
da sabato 30 aprile, anche il pubblico del Belpaese potrà conoscere la recente produzione dell’artista, grazie alla mostra Utopia urbana in programma al Palazzo Costanzi di Trieste.

L’esposizione presenterà 40 fotografie realizzate da Citron, tra cui una decina di scatti inediti che spaziano dalla fotografia panoramica all’impiego di cartoline vintage dell’era comunista, ricondotte a nuova vita.
Proprio l’esistenza dei contesti cittadini è al centro della ricerca dell’autore, le cui immagini ne testimoniano l’incessante sviluppo, analizzando le volumetrie delle grandi strutture abitative e i particolari rapporti tra i pieni e vuoti, che si innescano nella grande scala. Gli scatti di
Utopia urbana si misurano in particolare con l’edilizia popolare, le infrastrutture stradali e gli edifici pubblici costruiti, tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, in alcune città che costituivano le ex Repubbliche Sovietiche.

Private però di ogni riferimento che consenta di identificare un luogo determinato, le viste di Citron sembrano città ideali, contraddistinte da una forte tensione intellettuale, pur nella consapevolezza di un’utopia che è stata superata e forse dimenticata.

[Immagine in apertura: Marco Citron, Boring Landscape 78, 2010, stampa a getto su carta fine art, cm 13 x 18, courtesy dell’artista]