A Palazzo Pitti, dove il tempo si fa… reale

12 settembre 2016

Orologio da tasca cassa: manifattura italiana meccanismo: Francesco Papillon (notizie primo quarto XVIII secolo) 1700-1724 bronzo dorato; diam. cm 6 Firenze, Gallerie degli Uffizi, Tesoro dei Granduchi

Residenza medicea, lorenese e infine sabauda, Palazzo Pitti vanta una collezione di orologi di altissimo rilievo. Normalmente esposti, insieme agli arredi originali d’epoca, nelle sale e nelle stanze delle reggia fiorentina, una selezione di questi esemplari confluisce ora in un itinerario espositivo dedicato. Dal 13 settembre 2016 al 8 gennaio 2017 sarà infatti possibili ammirarli nel percorso della mostra Tempo Reale e tempo della realtà.
Gli orologi di Palazzo Pitti dal XVII al XX secolo, che riunisce modelli di notevole qualità sia tecnica, sia storico-artistica.

Impiegati come strumenti per scandire le giornate a corte, questi oggetti divennero autentici status symbol ante litteram delle famiglie che abitarono la preziosa dimora, allineandosi con gli stili delle varie epoche.
Orologi e segnatempo presenti nella rassegna testimoniano infatti le evoluzioni del gusto, il susseguirsi degli stili e il grado di raffinatezza e precisione progressivamente raggiunto dagli artisti orafi coinvolti; maestranze non solo fiorentine, ma provenienti anche dall’estero.
Carichi di valori simbolici e di riferimenti alla storia e alla mitologia, gli oggetti sono esposti insieme a un nutrito parterre di strumenti scientifici, tra cui la replica del Giovilabio di Galileo e diversi esemplari di orologi solare, concessi dal Museo Galileo e il Museo Stibbert.
Curata da Enrico Colle e Simonella Condemi, la mostra si conclude con doppio focus sull’Ottocento e sul Novecento, attraverso una serie di preziosissimi gioielli contemporanei ispirati al tempo e ad opere di Felice Casorati, di Fortunato Depero e Dino Buzzati.

[Immagine in apertura: Orologio da tasca con meccanismo di Francesco Papillon, 1700-1724, bronzo dorato; diam. cm 6, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Tesoro dei Granduch]