Il ritorno di Gian Lorenzo Bernini a Roma

31 ottobre 2017


Si intitola semplicemente Bernini, la grande mostra con cui la Galleria Borghese di Roma, dall’1 novembre al 4 febbraio 2018, ripercorre la straordinaria stagione creativa di uno degli autori che maggiormente ha inciso nella formazione dell’identità artistica della Capitale e nella storia dell’arte italiana.
Attraverso otto sezioni tematiche – L’apprendistato con Pietro; La giovinezza e la nascita di un genere: i putti; I gruppi borghesiani; Il restauro dell’antico; I busti; La pittura; Bernini e Luigi XIV; Il mestiere di scultore: i bozzetti – l’intera produzione di Gian Lorenzo Bernini viene sondata e analizzata, in un’ottica che intende celebrare i 20 anni dalla riapertura dell’istituzione capitolina e ripristinare il “progetto di conoscenza” su questo maestro intrapreso nel 1998 con l’esposizione Bernini Scultore: la nascita del barocco in Casa Borghese.

Sostenuta da FENDI come partner istituzionale, la mostra è stata associata a un importante progetto di restauro che ha riguardato la statua della Santa Bibiana: si tratta di un’opera realizzata tra il 1624 e 1626 per l’omonima chiesa romana, nel Rione Esquilino. Gli interventi che l’hanno riguardata hanno comportato, per la prima volta nella sua storia, il trasferimento in un luogo diverso da quello per il quale è stata appositamente concepita. Sono stati condotti dalla CBC Conservazione Beni Culturali Società Cooperativa secondo una modalità “aperta”, consentendo ai visitatori di assistere ad alcune delle fasi del restauro. Restituita oggi alla “piena integrità conservativa e godibilità estetica”, la scultura costituisce “un caso a sé” all’interno del percorso espositivo di Bernini, alla cui definizione hanno concorso Andrea Bacchi e Anna Coliva – in qualità di curatori – ed eminenti studiosi e specialisti – Maria Giulia Barberini, Anne-Lise Desmas, Luigi Ficacci, Sarah Mc Phee, Stefano Pierguidi – attivi da tempo in questo specifico ambito.

Tra gli aspetti ricostruiti in questa importante rassegna romana rientra la formazione di Gian Lorenzo Bernini, il suo apprendistato con il padre Pietro e la precoce attitudine verso lo scalpello.
Accanto alla presentazione della produzione scultorea, sostenuta dalle importanti committenze del cardinale Scipione e di papa Urbano VIII Barberini ed eseguita principalmente con il marmo, la mostra estende l’orizzonte verso ulteriori fronti dell’espressione del genio barocco. La serie di approfondimenti tematici dedicati ad aspetti più specifici emersi nel corso della carriera di Bernini permettono infatti di cogliere anche la maestria dimostrata nella pittura, nell’impiego della terracotta o nella restituzione di un’opera a partire dal disegno.

I grandi gruppi scultorei stabilmente conservati nella Galleria Borghese sono parte integrante dell’itinerario di visita e, per l’occasione, vengono esposti in speciali accostamenti. È il caso, ad esempio, di Enea e Anchise posto a dialogo con un dipinto di Federico Barocci raffigurante lo stesso soggetto. In questo modo i visitatori potranno anche cogliere alcuni aspetti del primo allestimento della Galleria Borghese, risalente al 1650 sotto la guida di Jacopo Manilli, e legato proprio all’idea di un dialogo tra pittura e scultura.