Storia e dialogo nelle installazioni urbane di Ibrahim Mahama

29 marzo 2019

Ibrahim Mahama, Check Point Sekondi Loco. 1901-2030. 2016-2017, documenta 14, Kassel, Germany, installation view

Migrazione, globalizzazione, criteri di circolazione delle merci e delle persone: sono questi i nuclei tematici attorno ai quali prende forma la poetica di Ibrahim Mahama, artista ganese al quale la Fondazione Nicola Trussardi ha commissionato l’imponente intervento urbano che, dal 2 al 14 aprile, interesserà i due caselli daziari di Porta Venezia, a Milano.

A Friend, questo il titolo dell’installazione, si aggiunge alle tante iniziative in programma durante la settimana della fiera miart, modificando temporaneamente l’aspetto del crocevia di Porta Venezia, una delle sei porte principali della cinta urbana, considerato per secoli la Porta d’Oriente e oggi snodo focale intorno al quale si sono formati numerosi quartieri multietnici.

È proprio l’idea di dialogo e di confronto il cuore pulsante dell’opera di Mahama, che avvolgerà i due caselli daziari con sacchi di juta, riflettendo sulla loro storica funzione commerciale e di scambio e innescando un ulteriore dialogo fra passato e presente. Simbolo dei mercati del Ghana, inoltre, i sacchi di juta alludono alle dinamiche dell’economia globale, tra sfruttamento e povertà.

Come sottolineato dall’artista, il sacco di juta “racconta delle mani che l’hanno sollevato, come dei prodotti che ha portato con sé, tra porti, magazzini, mercati e città. Le condizioni delle persone vi restano imprigionate. E lo stesso accade ai luoghi che attraversa”. Una riflessione sull’oggi, dunque, resa ancora più acuta dal coinvolgimento di decine di migranti, senza documenti né diritti, nel lavoro di assemblaggio dei sacchi di juta che animano le installazioni di Mahama.

[Immagine in apertura: Ibrahim Mahama, Check Point Sekondi Loco. 1901-2030, 2016-2017, documenta 14, Kassel, Germany, installation view. Courtesy the artist and Apalazzogallery]


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