L’arte, l’intelligenza artificiale e il mito dell’uomo-Dio

28 aprile 2019

Lawrence Lek, 2065, 2018, installation view at K11 Art Space. Courtesy the artist and Sadie Coles HQ, London

Fino all’11 maggio, una seducente mostra allestita presso TRANSFER a New York indaga la versione contemporanea – se non quella futura – di un mito che affonda nella nascita stessa dell’umanità: l’ambizione dell’Uomo di sostituirsi a Dio, arrivando a creare autonomamente degli esseri senzienti.
Come ben spiegato dalla curatrice, Julia Kaganskiy, “Nel mondo di oggi in cui l’intelligenza artificiale sta compiendo rapidi progressi, non sorprende che persista il mito di esseri creati dall’Uomo a sua immagine“. Lo stesso obiettivo di creare un’intelligenza artificiale, aggiunge la storica della tecnologia Pamela McCorduck, ritorna a più riprese nel corso della storia dell’umanità: “Oscillando tra mito e realtà, arrivando a immaginare ciò che non riuscivamo a realizzare concretamente, noi esseri umani ci siamo confrontati a lungo con questa bizzarra forma di auto-riproduzione“.

A dirla tutta, non abbiamo ancora smesso, se è vero che l’esposizione newyorkese Forging the Gods, illustra perfettamente come il vecchio mito – che va da Efesto, il dio greco che forgiava oggetti perfetti nella sua fucina, a Frankenstein e persino Terminator – nell’era digitale stia assumendo nuove forme e un’estetica al passo con i progressi tecnologici.
Gli artisti che partecipano alla collettiva partono quindi dalla narrazione popolare dell’intelligenza artificiale, per svelarne i lati più oscuri (di cui ogni mito è provvisto, com’è giusto che sia). Gli autori aiutano così il pubblico a prendere coscienza che “il futuro è qui”: l’intelligenza artificiale sta già intervenendo in molte delle azioni che compiamo quotidianamente e il suo essere “inafferrabile”, un’entità onnipresente eppure smaterializzata, è forse ben più pericoloso di quei robot e automi che si ribellano alla supremazia umana di cui sono piene le opere di fantascienza.

[Immagine in apertura: Lawrence Lek, 2065, 2018, installation view at K11 Art Space. Courtesy the artist and Sadie Coles HQ, London]