Da Burri a Fontana, le “ferite” dell’arte in mostra a Jesi

29 novembre 2019


Archetipo della cultura occidentale, e paradigma per antonomasia della filosofia cristiana, la “ferita” è scelta come soggetto di ricerca di un nuovo progetto espositivo, pronto ad accogliere il pubblico nelle sale dello storico Palazzo Bisaccioni di Jesi, in provincia di Ancona.

Aperta dal 30 novembre al 29 febbraio, la mostra – dal titolo La ferita, tra umano e divino. Arte antica e contemporanea a confronto. Da Francesco da Rimini a Lucio Fontana – indaga il non facile argomento da un punto di vista multidisciplinare, portando sotto i riflettori autori diversi per tradizione, medium e periodo storico.

TRA UMANO E DIVINO

Dagli squarci “laici” di Lucio Fontana, con i suoi celebri tagli sulla tela, alle stoffe ricucite di Maria Lai, dove l’atto di unione tra lembi squarciati diviene simbolo della tensione verso nuove armonie; dalle “ferite” bruciate nelle opere di Alberto Burri, metafora di un processo catartico in cui la pittura diviene strumento di guarigione e rinascita, all’opera appositamente realizzata da Ettore Frani, l’autore più “contemporaneo” presente in mostra.

Ma a occupare buona parte del percorso espositivo – curato da Andrea Dall’Asta e Sara Tassi – saranno le opere più spiccatamente connesse alla sfera spirituale, dove la ferita si fa “piaga”, emblema della fragilità umana e pretesto per la resurrezione. Ecco allora la Crocifissione con Vergine Annunciata di Francesco da Rimini o il Cristo morto nel sarcofago sorretto da due angeli di Nicola di Maestro Antonio. Queste e altre opere del periodo medievale e rinascimentale entreranno in dialogo con il moderno, definendo nel complesso un itinerario di visita essenziale per scelta, ragionato, e sempre in bilico tra pulsioni umane e aspirazioni divine.

[Immagine in apertura: Maria Lai, Pagine cucite, 1981. Filo di cotone e cartoncino. Courtesy MART di Rovereto (TN)]


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