Scarpa, Albini, Bo Bardi: l’arte di mostrare l’arte va in scena a Lisbona

11 novembre 2019


È il 1946 quando la progettista Lina Bo Bardi abbandona l’Italia alla volta del Brasile. Solo qualche anno più tardi, per il MASP ‒ Museu de arte de São Paulo svilupperà un allestimento leggero e flessibile destinato a passare alla storia, influenzando la museografia fino ai giorni nostri. Non sorprende, quindi, che questo progetto architettonico sia stato incluso dai curatori Penelope Curtis e Dirk van den Heuvel tra i sei interventi al centro della mostra Art on Display. Formas de expor 1949-69. Promossa in occasione del 50esimo anniversario del Calouste Gulbenkian Museum di Lisbona, la rassegna è associata alla Lisbon Architecture Triennale 2019; dal prossimo mese di aprile verrà riproposta negli spazi dell’Het Nieuwe Instituut, a Rotterdam.

I MAESTRI DELL’ALLESTIMENTO

Visitabile fino al 2 marzo prossimo, la mostra offre la rara possibilità di riflettere sui fattori che contribuiscono al successo degli spazi destinati alle esposizioni artistiche, siano esse permanenti o temporanee. Facendo leva sulle soluzioni progettuali messe a punto dagli architetti italiani Franco Albini, Franca Helg, Carlo Scarpa, Lina Bo Bardi e dai colleghi europei Aldo van Eyck e Alison e Peter Smithson, il percorso esplora il ventennio di storia dell’allestimento successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di una fase nel corso della quale si registrò l’ascesa di un nuovo modo di intendere questa disciplina, dettata da una maggiore attenzione nei confronti della relazione tra osservatore e opera d’arte.

Attraverso la ricostruzione di casi studio esemplari, provenienti da Italia, Olanda, Gran Bretagna e Brasile, i visitatori del museo portoghese hanno la possibilità di sperimentare, all’interno della stessa mostra, diverse modalità di osservazione e contemplazione dell’arte: in forma isolata, collettiva, su pareti curve, con fonti di illuminazione artificiale o naturale, persino assumendo con il proprio corpo posizioni poco comode. I prototipi in mostra, accompagnati da opere della collezione Calouste Gulbenkian, non sono originali, ma non possono neppure essere considerati come riproduzioni perfettamente mimetiche. “L’esperienza dell’arte dovrebbe essere uno shock o confortevole? È isolata o comunitaria? (…) Tutti questi architetti hanno imparato dalla loro esperienza di guerra e di totalitarismo. Sullo sfondo della nuova concezione di stato sociale nella metà del ventesimo secolo, cercano, in modi diversi, di ripristinare la possibilità di vita culturale“, hanno scritto in un saggio i curatori, definendo gli orizzonti, non solo architettonici, della mostra.

[Immagine in apertura: Vista dell’allestimento della mostra Art on Display. Formas de expor 1949-69, Calouste Gulbenkian Museum, Lisbona. Photo credit © Pedro Pina]


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