Olafur Eliasson conquista il Guggenheim Museum di Bilbao

12 febbraio 2020

Olafur Eliasson Beauty, 1993 Spotlight, water, nozzles, wood, hose, pump. Dimensions variable. Installation view: Moderna Museet, Stockholm, 2015 Photo Anders Sune Berg, Museum of Contemporary Art, Los Angeles © 1993 Olafur Eliasson

La retrospettiva Olafur Eliasson: In real life inizia già prima di varcare la soglia del Guggenheim Museum di Bilbao, dove resterà aperta dal 14 febbraio al 21 giugno prossimo. Il noto artista, classe 1967, ha infatti scelto di posizionare all’esterno del museo progettato da Frank Gehry una scenografica cascata, alta più di undici metri: l’acqua che la alimenta precipita nello stagno dietro all’iconico edificio.

Ideale prosecuzione della serie Waterfall, già presentata negli ultimi due decenni a Sydney, New York, San Paolo e Versailles, quest’opera è solo uno degli interventi che mostrano gli intrecci e le connessioni tra natura e tecnologia alla base del lavoro di Eliasson, autore che ha contribuito a proiettare l’arte contemporanea verso una prospettiva dichiaratamente multidisciplinare.

TUTTE LE URGENZE DELLA NOSTRA EPOCA

Con circa 30 opere esposte a Bilbao, tra cui sculture, fotografie, dipinti e installazioni databili tra il 1990 e il 2020, la retrospettiva ricostruisce le fasi salienti della carriera  dell’artista, affermatosi anche oltre la dimensione espositiva, ovvero con interventi e progetti pubblici spesso a sostegno della causa ambientalista. Affiancato nel suo studio berlinese da un team eterogeneo, composto da artigiani, architetti, ricercatori, storici dell’arte, tecnici specializzati e perfino chef, Eliasson pone da sempre al centro della sua pratica le urgenze della nostra epoca, con particolare riguardo per la questione climatica. La sua consapevolezza e le sue preoccupazioni a riguardo vengono alimentate anche dalle esperienze maturate negli anni trascorsi in Islanda.

Eliasson è inoltre conosciuto per le ricerche nel campo della percezione: in quale modo vediamo, sentiamo, decodifichiamo e modelliamo il mondo che ci circonda? Tale domanda può essere utile per provare a sintetizzare una delle più riconoscibili traiettorie della sua produzione, che si traduce in lavori come Your spiral view del 2002 o la più recente Your planetary window del 2019. Si tratta di opere che conducono i visitatori in un coinvolgente “microcosmo” di geometria, luce, specchi e riflessi, divenuto parte integrante del “vocabolario” di Eliasson.

[Immagine in apertura: Olafur Eliasson Beauty, 1993 Spotlight, water, nozzles, wood, hose, pump. Dimensions variable. Installation view: Moderna Museet, Stockholm, 2015 Photo Anders Sune Berg, Museum of Contemporary Art, Los Angeles © 1993 Olafur Eliasson]


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