Varsavia, un museo per la storia degli ebrei in Polonia

2 Maggio 2013


Primavera 1943: dopo quasi quattro anni di soprusi la comunità ebraica di Varsavia, schiacciata nel ghetto della città dall’invasore tedesco, insorge. Aprendo una orgogliosa ma dolorosissima pagina di reazione all’abominio nazista. Primavera 2013: esattamente settant’anni dopo quei fatti inaugura, proprio nell’area all’epoca teatro degli scontri, il Museum of the History of Polish Jews. Uno scrigno in vetro e cemento dove conservare il ricordo di una storia millenaria.

Dalla nascita della comunità in epoca medievale fino al dramma della Shoah: le otto sezioni espositive del museo, allestite con il supporto di tecnologie multimediali, raccontano attraverso reperti storici e materiale documentale e fotografico l’epopea di un popolo. Il museo nasce su iniziativa del governo polacco, che ha sostenuto interamente i 48 milioni di dollari necessari alla sua realizzazione, mentre la città di Varsavia ha donato alla causa gli oltre 12mila metri quadri su cui sorge la struttura.

Il progetto è firmato dall’architetto finlandese Rainer Mahlamäki, che già si è misurato – in patria e in altre nazioni dell’area del Baltico – con la realizzazione di musei, centri culturali e biblioteche. Una scatola in cemento, completamente vetrata, che custodisce al proprio interno una sorpresa spettacolare: il cuore della struttura è attraversato da un taglio dal profilo curvilineo, che richiama quello di un canyon naturale. Al suo interno scorre, per metafora, il flusso della Storia.

Ma le forme dello spazio centrale sono anche evocative del passaggio del Mar Rosso: un rimando elegante alle tradizioni e alle origini del popolo ebraico, che si accompagna a quello suggerito dall’inconsueto e umilissimo monumento che accoglie i visitatori. Una semplice piccola pietra, timbrata con un carattere dell’alfabeto ebraico, ricorda la mezuza, mattonella che per tradizione le famiglie ebree pongono come elemento distintivo sulla soglia delle loro abitazioni. Un segno che contraddistingue il museo come casa di un’intera comunità.